Quando poter scegliere è solo un’illusione

La storia di Beatrice non è esattamente quella di uno spirito libero che decide di tracciare un nuovo solco per sé e nemmeno quella di una persona che fa un ragionamento controintuitivo per imprimere una svolta brillante a una situazione drammatica o deprimente.
La storia di Beatrice è una storia di caregiver, categoria che mi sta molto a cuore e che ritengo vittima di una sistematica sottovalutazione che è utile a ignorarne le esigenze a disconoscerne i meriti. E non mi riferisco certo ai soli eventuali riconoscimenti economici. Beatrice è la cargiver di suo marito.
Soffre di emicranie molto forti, che comportano a volte l’effetto aura, che interferisce con la vista o con la capacità di articolare correttamente le parole. Un giorno le capita di avere un effetto insolito, che perdura, tanto da farle ritenere opportuna una visita al pronto soccorso.
Per uscire però deve essere sicura che il marito non abbia bisogno di niente e quindi prima gli prepara in tavola una cena leggera pronta per essere consumata quando avrà fame e poi va all’ospedale più vicino, contando che il suo disturbo sia davvero solo un effetto collaterale del mal di testa.
Fila tutto liscio perché la visitano con grande tempestività e quindi in tarda serata ha terminato i primi accertamenti. Il colloquio con il medico però le riserva una sorpresa: la vorrebbe trattenere per la notte per sottoporla ad altri esami. A questo punto per Beatrice scatta un doppio allarme: quello per la propria salute e quella per il marito che non sarebbe in grado di coricarsi da solo.
Certo, potrebbe andare a casa e tornare indietro, ma per la mattina si riproporrebbe il problema di farlo alzare e prepararlo per la giornata. Ormai è tardino e non è scontato avere qualcuno che si renda disponibile a sostituirla a casa. Se anche ci fosse, mancherebbe della dimestichezza con la casa e con le operazioni da fare. Il marito di Beatrice le direbbe certamente di non preoccuparsi, che può dormire in poltrona ma… ma se servisse qualcosa?
Beatrice ha firmato per uscire il pronto soccorso, attestando di lasciarsene in maniera volontaria e consapevole. Sulla consapevolezza non ci sono dubbi, ma sulla libertà di quella scelta si potrebbe ampiamente discutere. Giusto per chiudere la storia, ora sta bene: gli accertamenti li ha fatti da esterna qualche tempo dopo e la situazione della sua salute è sotto controllo.
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