Mosca sposta truppe speciali e Kiev può soltanto resistere

La campagna aerea russa su infrastrutture energetiche e convogli ferroviari ucraini si sta intensificando da settimane, mettendo sempre più in crisi le difese di Kiev, in difficoltà di fronte a ondate di migliaia di droni e impotenti di fronte ai missili balistici Iskander M, capaci di modificare la traiettoria in volo e destinati ai bersagli più importanti. Obiettivo (oltre alla ritorsione per i danni inflitti da Kiev alle raffinerie russe) è mettere in ginocchio il complesso della difesa ucraina anche dal punto di vista logistico, per indebolire le difese che nel Donbass ancora si oppongono alla lenta ma inesorabile espansione di Mosca.
L’Armata russa, però, ora sta imprimendo notevole accelerazione anche alle operazioni sul terreno: rilevazioni satellitari registrano da giorni un impressionante spostamento di grandi unità di Mosca, spesso nel volgere di 24 ore. Almeno cinquanta tra brigate e reggimenti (tra cui molti di élite di Fanti di marina e Spetsnaz, le forze speciali) si sono mosse da Sumy, Chasiv Yar e Bakhmut, per puntare a Sud, creando una grande concentrazione di forze verso Kostjantynivka, mentre centinaia di bombe plananti sono state sganciate nell’area sotto Drujkivka dove il sistema difensivo di Kiev è meno sviluppato, poco lontano da Kramatorsk, la grande città che con Sloviansk manca ancora ai russi per conquistare l’intera regione.
The combat work of the warriors from the East Air Command. pic.twitter.com/70LOJWoJJw
— Defense of Ukraine (@DefenceU) October 16, 2025
A fronte di questo gigantesco movimento, insolitamente rapido per il modus operandi russo (indice che si tratta di qualcosa di più della consueta rotazione di reparti) gli ucraini han contrapposto lo spostamento di sole cinque grandi unità. La manovra russa mira evidentemente costringere gli ucraini ad abbandonare Kostjantynivka per evitare di rimanere intrappolati. Massicci movimenti di truppe si segnalano anche tra Zaporizhzhia e Dnipro: obiettivo pare il centro logistico di Pokrovske (solo quasi omonimo di Pokrovsk, caposaldo accerchiato da mesi ma che ancora regge, pur chiuso in un vero e proprio imbuto), manovra a cui gli ucraini potrebbero opporre un arroccamento a Kuliakove.
💬 #Zakharova: The Kiev neo-Nazi regime continues to terrorize Russia’s civilians.
— MFA Russia 🇷🇺 (@mfa_russia) October 15, 2025
In one week, there were 104 casualties, with 21 dead and 83 wounded, including 6 children.
❗️ The neo-Nazis will be held accountable for all of this. pic.twitter.com/87oeMmKDie
Kiev, sempre in affanno nei numeri, deve cercare di resistere lungo la linea delle città-fortezza Kupiansk, Lyman, Siversk, Kostjantynivka e Pokrovsk, perché non ha grandi alternative: ritirarsi da questi caposaldi significherebbe infatti trincerarsi, con poche speranze, in terreno aperto nei grandi spazi pressoché disabitati alle spalle di Kramatorsk e Sloviansk. Oltre a tutto molte delle zone obiettivo dei russi sono presidiate da unità territoriali con poca esperienza di combattimento, che potrebbero faticare non poco di fronte alla nuova pressione.
I prossimi giorni saranno perciò davvero importanti: almeno sino ai primi di novembre, infatti, non sono previste le piogge autunnali che trasformano le campagne ucraine in un pantano. I russi, che negli ultimi mesi hanno operato sul campo soprattutto con piccole unità per sottrarsi alla minaccia degli onnipresenti droni, hanno conservato forze meccanizzate e corazzate assai robuste e potrebbero riversarle in una falla del fronte che si aprisse improvvisamente (anche se è molto probabile che gli ucraini abbiano minato ogni terreno).
È prematuro dire che ci sia in vista una svolta decisiva: certo è che la situazione della difesa ucraina è sempre più in bilico e anche la pseudo volontà espressa da Trump sulla fornitura di missili Tomahawk a Kiev (che potrebbero arrecare ai russi danni importanti più dal punto di vista dell’immagine interna che dell’influenza sull’andamento del conflitto) dovrà fare i conti con il tempo. I missili da crociera possono essere infatti lanciati da terra solo grazie ai sistemi Typhon e Gryphon: esclusi i primi, troppo moderni e soprattutto disponibili in pochissimi esemplari (dal 2023 sono entrate in servizio solo tre batterie), anche i secondi, con tecnologia Anni ’90, richiederebbero molte decine di settimane di formazione e addestramento del personale. Oggi (anche se questa guerra ha smentito ben più di una previsione) è difficile dire quanto tempo Kiev abbia ancora a disposizione.
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