Progetti, bilanci e interrogativi aspettando l’anno che verrà

Natale tempo di bilanci e di progetti, che variano in ragione della età e delle attese di vita. Più progetti per i giovani, tendenza ai bilanci per le terze età. Per chi ha famiglie lunghe, dai nipoti ai nonni, le analisi si mescolano e si sommano, descrivendo l’intero arco dell’esistenza.
Partiamo dai bilanci. Interpellano, stimolati dal periodo, sullo stato di salute della fede personale. In chi e cosa crediamo davvero? Posizionando le statuine nel presepio e distribuendo le sfere colorate sull’albero di Natale si torna alla memoria di quando si era bambini: eravamo noi a porre una quantità di domande agli adulti e ad aderire sicuri alle loro risposte, che erano patrimonio condiviso dalla comunità di appartenenza.
Arrivava la Buona Novella, alla quale era nostro compito rispondere positivamente. Poi le sfide esistenziali - con il carico di attese, speranze, delusioni e il mutare del costume sociale - hanno portato a dover dare corpo ad atteggiamenti assunti in prima persona. Fino alla domanda chiave: è vero o no che credo in Dio? Oppure lo rimodello a piacere e consumo, fino a renderlo altro rispetto al suo messaggio e mandato originario?
Giunge il tempo nel quale dobbiamo confrontarci con le attese dei nostri nipoti - i figli ormai navigano in proprio e sono, pure loro, alle prese con domande forti -: ascoltano le parole, ancor più guardano i comportamenti che pratichiamo.
Le debolezze personali sfumano l’efficacia del vocabolario utilizzato, sovente per spiegare quanto ci interroga. Un sacerdote, dedicato ai giovani nel cammino pastorale zonale, esorta i genitori a non attendersi che i passaggi in oratorio, da soli, modifichino i comportamenti abitudinari dei figli. Ciò che si ritiene meglio per loro va perseguito nella cura quotidiana della loro crescita. Torna il valore del progetto educativo di lunga lena.
Se non si educa, come è possibile che adolescenti e giovani si autoeduchino prescindendo dai contesti imperanti? Le cronache narrano, con insistita frequenza, dei comportamenti delittuosi che coinvolgono ragazzi che non hanno coscienza degli atti efferati che compiono.
Si contendono la palma del primato della irragionevolezza e gratuità con i femminicidi, che dicono di una non maturazione distorta, senza limiti etici. Appunto, sono indispensabili progetti di vita.
Loro, i ragazzi, sono alle prese con le incertezze esistenziali di fondo. Vanno a scuola, ma ignorano cosa potranno fare nella età adulta e quindi cosa devono davvero imparare. L’intelligenza artificiale li aiuterà ad essere efficaci o allargherà le distanze tra attese e realtà? La famiglia, che li ha generati e accolti, sarà un modello ancora praticabile oppure già lascia il posto a provvisorietà che si fanno struttura? Insomma, loro chi sono?
I bilanci non possono abbandonarsi alla depressione, piuttosto innescare progetti. Così ha futuro anche il passato che ci appartiene e portiamo sulle spalle: può e deve dare prospettiva di crescita alle generazioni che chiedono di non essere lasciate sole a costruire un domani che le attende ed abita persone e cose.
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