Opinioni

Quando essere visti diventa un privilegio

La sfortuna esiste ma esiste anche la fortuna, che a volte si trova nelle persone che incontriamo e che ci sanno vedere

Annalisa Strada

Commentatrice

La fortuna di avere una persona che ti vede e ti guida
La fortuna di avere una persona che ti vede e ti guida

Luca è un figlio indesiderato. Non ha un padre che si possa davvero dire tale e la madre lo trascura. La situazione è tale che arriva a soffrire di denutrizione e a patire il freddo. Da quelle condizioni di abissale sofferenza lo salva la nonna, che lo porta a vivere con sé.

Luca ha conservato tracce fisiche e non solo delle privazioni patite e quindi nella nuova famiglia, composta da zii e cugini in uno spettro abbastanza ampio di età, le risorse e gli spazi vanno riorganizzati per consentirgli una vita adeguata.

Le intenzioni sono ottime, la capacità tanta, lo slancio generoso ma la visione è quella limitata di chi si è trovato tra capo e collo una situazione che non sa bene da che parte prendere. Zii e cugini crescono, la nonna muore. Luca passa sotto il controllo di un tutore. Quando i due si conoscono, il tutore ha un’idea: Luca potrebbe fare sport.

Non è semplice convincere chi non è abituato a fare attività fisica regolare e con impegno in progressivo crescendo, ma Luca incontra le persone giuste: sorde alle lagne, concentrate sui suoi interessi.

Luca ha del talento e lo fa fiorire: diventa la prima medaglia d’oro paralimpica della valle in cui vive.

Questa infatti, è la storia di un atleta non italiano che ha partecipato a più edizioni delle paraolimpiadi e di cui ometto il nome, non avendolo potuto contattare personalmente. La sua storia, però, mi è stata raccontata da una persona che (ne ho la certezza) lo conosce bene. Non ho approfondito la sua vicenda anche perché il divergente non è lui, seppure la definizione di zebra a pois si attaglierebbe bene a lui quanto a tutti gli altri sportivi paralimpici.

Nemmeno la nonna è il focus di questo racconto, sebbene pure lei abbia agito per un bene diverso e superiore rispetto al proprio. La zebra a pois, per me è il tutore.

La tutela di una persona che non può rispondere di sé è una responsabilità grande e accuratamente codificata, un impegno proteiforme con mille insidie. Si consideri inoltre che questo tipo di tutori può avere in carico più persone, a volte anche troppe. In questo caso la tutela si è associata alla cura e alla presa d’atto delle specificità di Luca. Il tutore non si è trovato davanti un giovane uomo portato all’attività sportiva, bensì una persona impigrita e ben lontana dal desiderare per sé di attraversare il mondo per gareggiare.

Il tutore ha saputo guardare oltre l’aspetto: ha intuito da qualche parte una scintilla che ha saputo cogliere, trattenere e alimentare. Ha fatto quello che persino i genitori a volte non riescono a fare.

La sfortuna esiste, l’ho ribadito molte volte. Ma esiste anche la fortuna e a volte è nascosta nelle persone che incontriamo e che ci sanno vedere. Essere visti, riconosciuti come persone e colti nella precisione del nostro essere, a partire da quei punti in cui ci distacchiamo dal canone, è un privilegio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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zebra a pois

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