Spesso ripetiamo l’articolo 1 della Costituzione italiana: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». Questo incipit per i nostri Padri Fondatori voleva sottolineare quanto il lavoro fosse strumento base della dignità umana, aspetto fondamentale della partecipazione alla vita sociale ed elemento legittimante la sovranità popolare. La Costituzione, però, mette il lavoro in molti altri articoli, dal 4 che, riconoscendo il diritto al lavoro, richiama lo Stato a svolgere un ruolo attivo su questo fronte anche creando le condizioni per sostenere l’occupazione. Allo stesso tempo la nostra Costituzione, in questo articolo, sottolinea l’importanza che il lavoro venga sostenuto e svolto per contribuire al progresso della società.
Ritroviamo il lavoro negli articoli dal 35 al 41 dove la Costituzione pone al centro la tutela del lavoro, delle lavoratrici e lavoratori sia ribadendo l’obbligo di rispetto della dignità umana, sia sottolineando l’importanza di garantire le tutele sindacali e poi sponsorizzando forme che agevolino la partecipazione dei lavoratori (art.46). Insomma, nella Costituzione ritroviamo le radici culturali della nostra civiltà e dei valori sui quali questa si fonda. Va però ricordato che le origini della Giornata del lavoro (che ormai siamo abituati a denominare «festa») risalgono alla fine dell’800 lontano dal nostro Paese. La genesi, infatti, è associata alle prime forme di protesta che negli Stati Uniti (maggio 1886) portarono al primo grande sciopero della storia di quel Paese e a cruenti scontri tra scioperanti e forze dell’ordine, così da spingere (l’anno successivo) l’internazionale socialista a proclamare il 1 Maggio giornata internazionale del lavoro. Una giornata che, nel tempo, in tutto il mondo si è andata evolvendo in modo diverso nelle diverse aree geografiche del nostro pianeta anche in relazione ai contesti politici e sociali dei vari Paesi.




