Politica estera, maggioranza e opposizione superino ogni ambiguità

Le preoccupazioni espresse dal capo dello Stato mostrano quanto sia fragile l’equilibrio in Europa: il fronte interno in Italia è però diviso e incerto
L'aula della Camera dei deputati - © www.giornaledibrescia.it
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Non è la prima volta che accade, ma certo fa impressione ascoltare il capo dello Stato, uomo notoriamente misurato e prudente, evocare la vigilia della Prima Guerra Mondiale per parlare della incresciosa situazione internazionale che rischia come allora di condurre verso il baratro nazioni guidate da sonnambuli.

Le divisioni nella maggioranza

La sensazione però è che si avvicinino decisioni che non potranno, oltre una certa misura, sconfinare nell’ambiguità o nell’equilibrismo. Quelle cui cede la politica dei partiti italiani a causa delle troppe divergenze che solcano sia la maggioranza che l’opposizione. Addirittura si temeva nella votazione di ieri alla Camera sulle mozioni riguardanti l’aumento delle spese militari, che la Lega potesse appoggiare il documento dei Cinque Stelle che ad esso si oppongono rumorosamente. E questo per la semplice ragione che in materia di spesa per la Difesa Salvini la pensa come Conte nonostante che il governo di cui è vicepremier abbia già preso precisi impegni prenotando quasi 15 miliardi dai fondi europei Safe per comprare più armi e ammodernare l’arsenale.

Da sinistra, Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini - © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra, Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini - © www.giornaledibrescia.it

Non è accaduto perché sarebbe stato uno strappo nella maggioranza intollerabile da parte di Giorgia Meloni (e di Antonio Tajani), e peraltro la Lega negli atti parlamentari non ha mai dato seguito alle dichiarazioni piuttosto roboanti del suo leader, e alla fine si è sempre adeguata. Però il risultato di questa situazione è che la maggioranza non è stata in grado di mettere in votazione una propria mozione perché i salviniani non avrebbero potuta sottoscriverla.

Però Lega e M5s l’altro ieri a Strasburgo hanno votato insieme contro l’ingresso dell’Ucraina in Europa ravvivando la vecchia sintonia giallo-verde e accomunandosi alle destre orbaniane che occhieggiano a Putin.

L’opposizione

Né le cose nell’opposizione vanno in modo diverso. Ieri i partiti del «campo largo» hanno votato ciascuno il proprio testo: si andava dal «ni» del Pd all’aumento a meno che non sia condiviso tra i partner europei, al «no» senza appello di M5s e Avs che chiedono di spostare quelle risorse sulla sanità, al «sì all’aumento ma facciamolo sul serio» di Calenda. Perdipiù il Partito democratico è spaccato tra schleiniani e riformisti che hanno una posizione molto simile a quella del ministro della Difesa Guido Crosetto.

Da sinistra, Nicola Fratoianni (Avs), Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (M5S) e Angelo Bonelli (Avs)  - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra, Nicola Fratoianni (Avs), Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (M5S) e Angelo Bonelli (Avs) - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La ricerca di un equilibrio

Questi incroci politici disegnano un quadro molto confuso. C’è un solo punto su cui tutti sono d’accordo, di qua e di là dell’emiciclo: noi i soldati italiani a rischiare la vita in Ucraina non li mandiamo, al massimo possiamo dare supporto logistico e di formazione. Per il resto il governo va avanti prendendo impegni internazionali, come sulle armi e l’appoggio all’ingresso di Kiev nell’Unione, cercando sempre di trovare un equilibrio navigando tra le divisioni della Ue e i tentennamenti di Trump. Probabilmente è il massimo che si può fare, se non altro per non isolarsi, tant’è vero che alla fine Giorgia Meloni ha deciso, contrariamente a quanto spiegato in una prima fase, di partecipare alle riunioni dei Volenterosi promosse da Francia e Gran Bretagna.

Le divisioni politiche non si verificano solo in casa nostra di fronte al turbine che ci sta angosciando: un po’ tutti ne sono condizionati nel proprio procedere. Sembrano tutti dei sonnambuli. Speriamo che si sveglino.

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