L’Eliseo scardina l’asse con Berlino e in Ue favorisce Meloni

La stabilità sulla quale Parigi ha sempre fondato la rivendicazione di una leadership quasi esclusiva a livello europeo si trova più che mai in crisi
Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Debito pubblico alle stelle, governi di corto respiro e maggioranze introvabili: la Francia di oggi assomiglia sempre di più all’Italia degli anni 2010. Lo scrivevano diversi analisti internazionali ancora settimane fa, l’ha confermato l’esito (prevedibile) del voto di fiducia chiamato dall’ormai ex primo ministro François Bayrou.

Cosa farà Macron

Al presidente Macron, grande sconfitto pur essendo rimasto dietro le quinte, spetta ora il compito di nominare un nuovo premier, il settimo da quando è stato eletto, il terzo in un poco più di un anno. Scartata l’ipotesi dello scioglimento delle camere come anche quella delle proprie dimissioni, richieste dai due estremi dell’arco parlamentare, l’unica strada percorribile sembra quella di un nuovo governo di minoranza retto, se non da un accordo di coalizione, dall’impegno da parte di Républicains e Socialisti di non votare la sfiducia, almeno fino alla chiusura della Legge di Bilancio.

Proteste di piazza dopo il voto di sfiducia: «Macron sei il prossimo» - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Proteste di piazza dopo il voto di sfiducia: «Macron sei il prossimo» - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Fine della stabilità

Quale sia il nome e la formula, resta il dato politico, che parla al di là dei confini dell’Esagono: la stabilità sulla quale Parigi ha sempre fondato la rivendicazione di una leadership quasi esclusiva a livello europeo – condivisa al massimo con Berlino, che non se la passa molto meglio –, a maggior ragione durante la presidenza Macron, si trova più che mai in crisi. Vale per la stabilità politica, ma anche per quella economica: oggi la Francia si trova insignita dagli analisti internazionali del titolo di «grande malato d’Europa» che fino a poco fa era appannaggio dell’Italia. Pesa l’esplosione del debito pubblico, arrivato a quota 345,8 miliardi di euro e corrispondente al 114% del prodotto interno lordo, inferiore solo a quello di Grecia e Italia, mentre il rendimento dei titoli di Stato ha raggiunto i livelli dell’Europa mediterranea. Parigi strappa invece il primato assoluto nella zona euro per il deficit, al 5,8% del pil.

Il «sorpasso» dell’Italia

Non è un caso, allora, che Bayrou di attaccare proprio Roma nell’ultima intervista rilasciata prima della caduta del suo governo. Perché mentre la politica francese si «italianizza» e la leadership francese a livello europeo si indebolisce, l’Italia di Giorgia Meloni sembra seguire la traiettoria inversa: un’inedita stabilità politica, rinnovata fiducia dei mercati, grande sintonia con la Commissione Von Der Leyen, rapporti privilegiati – o per lo meno meno turbolenti rispetto ai partner europei – con gli Stati Uniti di Donald Trump. Sul piano finanziario, a sigillare il «sorpasso» sono state le parole pronunciate una settimana fa dalla presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde – francese, peraltro –, che si è complimentata con l’Italia per «gli sforzi molto seri in termini di bilancio» che l’avviano verso l’uscita dalla procedura di deficit, mentre si è detta «preoccupata» della prospettiva della caduta del governo francese, oggi realtà.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Casa Bianca - © www.giornaledibrescia.it
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Casa Bianca - © www.giornaledibrescia.it

Chi accetterà di guidare il nuovo governo francese troverà allora un fascicolo rovente sulla scrivania e una poltrona tutt’altro che comoda. Ma lo sarà un po’ di meno anche quella su cui siederà Macron, soprattutto a Bruxelles.

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