Il pragmatismo di Meloni rimette l’Italia in gioco

Marco Frittella
La premier è riuscita ad aggiustare la posizione italiana nel quadro europeo, dimostrando così di «saper durare»
Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
AA

Giorgia Meloni può vantare di aver messo sul tavolo della trattativa volta a fermare la guerra russo-ucraina una concreta proposta per garantire la sicurezza di Kiev in caso di cessate il fuoco o, ancor meglio, di pace duratura. Ed è stata proprio la presidente italiana a ricordarlo nel breve giro di tavolo in diretta televisiva che Trump ha avviato dando la parola a Zelensky, a Mark Rutte, a Ursula von der Leyen e via via ai cinque leader europei presenti.

Meloni ha centrato il suo breve intervento su due punti: oltre all’unità dell’Occidente intorno al Paese aggredito dalla Russia, esattamente l’idea di estendere l’articolo 5 della Nato (se un Paese membro viene attaccato tutti gli altri sono obbligati a difenderlo) anche all’Ucraina qualora non dovesse entrare a far parte dell’Alleanza – un punto, questo, non negoziabile delle richieste di Putin.

Se gli Usa condividono la proposta, a Macron appare debole mentre Starmer l’ha valorizzata: del resto l’Italia sembra ferma nella sua contrarietà alla partecipazione sul terreno di soldati europei in missione di peace-keeping, che invece il presidente francese propugna. Resta il fatto che in questo round washingtoniano e in tutto ciò che lo ha preceduto, la posizione italiana è apparsa assai più vicina, anche se dialetticamente, con il gruppo dei «Volenterosi», i principali dei quali si ritrovavano ieri intorno a Trump.

Come osserva un osservatore attento della geopolitica militare quale è il presidente del Copasir Guerini (Pd), questo avvicinamento è dovuto al fatto che l’ambizione della destra italiana di costituirsi come interlocutore privilegiato degli Stati Uniti di Donald Trump e quasi come mediatore o pontiere tra gli Usa e l’Ue, si è rivelata fuori portata.

E nello stesso tempo una posizione non partecipe fino in fondo con i principali Paesi europei rischiava di isolare l’Italia da momenti importanti come accadde quando in Albania Macron, Starmer, Merz e Tusk incontrarono Zelensky e insieme a lui discussero telefonicamente con Trump: Meloni non c’era e la cosa fece un certo scalpore provocando anche antipatiche frizioni con Macron.

Quindi molto realisticamente Giorgia Meloni, che è una politica pragmatica al punto di essere accusata di opportunismo dall’opposizione, ha saputo con una certa abilità diplomatica aggiustare la posizione italiana prima che si potesse verificare un altro di quegli episodi che nel nostro Paese provocano sempre geremiadi masochistiche («Non contiamo niente!») elettoralmente punitive.

Questo non toglie che con la Francia restiamo sempre in posizione di confronto acceso (tant’è che Macron pare si sia immediatamente opposto all’idea di tenere a Roma il decisivo trilaterale con Putin per la conferenza di pace). Ma anche questo passa: del resto, dandole la parola nel giro di tavolo, Trump ha elogiato Giorgia Meloni perché, pur giovane, dimostra di «saper durare», una caratteristica non molto comune, secondo colui che un tempo avremmo definito «il capo dell’Occidente».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.