Un Parlamento diviso anche sulla politica estera

Ci sono delle circostanze in cui il Parlamento nel suo insieme deve sostenere la politica estera condotta dal governo. Questo dà forza ad un Paese democratico (gli autocrati ne fanno a meno) quando è chiamato a schierarsi in un certo modo nel contesto internazionale, tanto più in una fase di così pericoloso disordine.
Ragionevole dunque che, di fronte alla presentazione del pur criticabile piano di pace per Gaza presentato dagli Stati Uniti, accolto da Netanyahu e sostenuto da otto Paesi islamici, la presidente del Consiglio Meloni chiedesse compattezza all’opposizione la quale però, con l’eccezione di Calenda, Renzi e +Europa, ha concesso alla risoluzione del governo solo un’avara astensione, frutto di un faticoso compromesso tra i membri del «campo largo».
Del resto, Giuseppe Conte aveva bollato come «sconcia e disonorevole» la politica estera del governo «imbelle e codardo», e Nicola Fratoianni aveva recisamente negato che il «Piano Trump» sia un passo avanti per la pace. Il maggior partito dell’opposizione, il Pd, si è diviso tra i no e i sì interni, e il risultato è stata l’astensione (Carlo Calenda ha subito fulminato la Schlein: «Il Pd non sa decidere»).
Flotilla: il mio commento alla stampa di poco fa pic.twitter.com/3yh44E4oDa
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 2, 2025
A questo esito si è arrivati nella votazione di ieri nonostante che il governo avesse stralciato dal testo la parte più divisiva della sua posizione, quella cioè che condiziona il riconoscimento dello Stato di Palestina al rilascio degli ostaggi e all’allontanamento di Hamas da qualunque ipotesi futura di governo della Striscia. Peccato che così il Parlamento abbia perso un’occasione per mostrarsi, giustappunto, «compatto».
Viceversa le opposizioni hanno espresso una rapida e calorosa posizione di comune sostegno allo sciopero generale indetto dalla Cgil di Landini (questa volta insieme ai Cobas ma senza la Uil, per non parlare della Cisl) per protestare contro il sequestro delle imbarcazioni della Flotilla e il fermo degli attivisti da parte di Israele.

Il «blocchiamo tutto» che anche ieri agitava parecchie città d’Italia e paralizzava il centro della Capitale, sbocca dunque oggi in uno sciopero che il Garante ha giudicato illegittimo («Ma noi lo faremo lo stesso») e che il ministro Salvini sta pensando di affrontare con la precettazione per i lavoratori dei servizi pubblici. Facile per il centrodestra accusare la sinistra nel suo complesso di strumentalizzare il massacro dei palestinesi pur di andare contro il governo.
Il centrodestra è certo che più la sinistra si radicalizza (ormai nessuno o quasi parla più di «centro-sinistra»), più guadagna favori presso l’elettorato moderato. E siccome stiamo percorrendo una lunga stagione di elezioni regionali, la cosa potrebbe avere le sue conseguenze, come in realtà si è già visto nelle Marche e prima in Liguria. Vedremo cosa succederà ora in Calabria e poi in Campania, Puglia, Toscana, Veneto. Il progetto «testardamente unitario» della segretaria del Pd è atteso al varco dai suoi stessi compagni di partito.
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