Il paradosso del Pnrr per gli enti locali

Nei giorni scorsi la Corte dei conti ha fatto il punto sullo stato di attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza. Tra le criticità emerse: carenza di personale che possa seguire i progetti in cantiere e ritardi di infrastrutture e sanità
La sede della Corte dei conti
La sede della Corte dei conti
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Alla fine peserà tutto ancora sulle spalle degli Enti locali? A mettere in guardia da questo rischio è la Corte dei conti, che nei giorni scorsi ha fatto il punto sullo stato di attuazione del Pnrr. Ma l’appello sembra cadere nell’indifferenza generale. Capita spesso alla Corte dei conti, vista come una sorta di grillo parlante quando fa analisi che non abbiano conseguenze (sanzioni) immediate.

Eppure dovrebbe essere una voce autorevole, la magistratura amministrativa. Fu tra i primi enti fondanti dell’Italia unita, nel 1862, organismo di controllo centrale e «inamovibile», come lo aveva immaginato Cavour. Ruolo potenziato dalla Costituzione repubblicana, che la volle anche «indipendente» dalle forze politiche, come chiedeva Einaudi.

Dovrebbe non solo vigilare sull’amministrazione pubblica per evitare – letteralmente – «sperperi e cattive gestioni», ma ha anche un preciso compito di controllo preventivo e successivo ai bilanci e alle scelte della pubblica amministrazione. Ed è in questa funzione che ha stilato l’analisi del primo semestre 2025.

Essendo una relazione generale, ognuno la può interpretare a proprio comodo. Così le opposizioni sottolineano ritardi e paralisi di infrastrutture e sanità, mettendo in risalto, ad esempio, che per le Case e gli Ospedali di comunità siamo al palo: 570 milioni spesi per le opere collaudate – 58 Case e 17 Ospedali, neppure pienamente operativi – su una dotazione di tre miliardi da spendere entro un anno e mezzo. Mentre la maggioranza può dirsi soddisfatta dal riconoscimento che l’attuazione del Pnrr è «sostanzialmente in linea con gli obiettivi europei».

Anche se poi la Corte aggiunge: «Pur in presenza di alcune criticità» legate soprattutto alle opere più complesse. Le criticità messe in risalto sono sostanzialmente due: carenza di personale che possa seguire adeguatamente i progetti in cantiere e scarsa tempestività nell’aggiornare i dati della situazione, accompagnata da una disomogeneità nelle rendicontazioni.

I problemi maggiori arriveranno dopo, quando i progetti saranno completati, perché si porranno questioni importanti di gestione e sostenibilità. Il nodo sta nell’impostazione stessa del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Fin dall’inizio, infatti, non venne scelta la strada di finanziare solo progetti di grandi dimensioni, a livello nazionale o europeo, ma di distribuire risorse a livello locale, diffuse sui territori.

Problema già complesso per l’Italia, che mediamente spende meno della metà dei fondi europei destinati alle Regioni. Problema ancora maggiore per la quota a debito del Pnrr, che deve poi dare qualche ritorno per essere sostenibile. Quanto sia sparso il gettito del Pnrr lo si può cogliere osservando qualche dato bresciano. Per edifici pubblici e scolastici la Provincia di Brescia ha 42 interventi con un investimento di una settantina di milioni di euro.

Delle sette missioni previste dal piano, i Comuni bresciani hanno messo in campo progetti per innovazione tecnologica e digitalizzazione, transizione ecologica, infrastrutture, istruzione, ricerca e inclusione. Solo nel Comune di Brescia sono attivi 47 progetti che riguardano edilizia, barriere architettonica, transizione digitale e patrimonio monumentale (c’è anche il progetto sul Castello).

Nel Bresciano sono programmati 7641 progetti per una spesa di due miliardi e novecento milioni. A livello nazionale 299 mila sono i progetti complessivi, 25 mila quelli conclusi, 174 mila ancora in corso. Il resto è nel limbo. Sono più di 194 i miliardi a disposizione e 79 quelli finora spesi. Per gran parte si tratta di opere che una volta finite avranno bisogno d’essere gestite, amministrate, manutenute in efficienza. Da chi e con quali risorse? Su questo punto richiama l’attenzione la Corte dei conti, in maniera esplicita: il rischio è che «alla fine del 2026 gli Enti locali si trovino con opere per le quali non vi siano più risorse finanziarie ed umane sufficienti per il loro funzionamento».

Che la preoccupazione non sia fuori luogo lo dimostra, ad esempio, un’altra delle questioni che è emersa ultimamente e che riguarda la manutenzione delle strade. Prima le Province hanno dovuto far sentire la loro voce perché non venissero tagliate le risorse stanziate dallo Stato, e ora da ottobre la manutenzione delle strade che attraversano i centri abitati viene addossata ai Comuni con più di 10 mila abitanti. Potrebbe essere un’anticipazione di quel che la Corte dei conti sta prevedendo: Province e Comuni avranno strutture e servizi in più da gestire, e forse con meno risorse di oggi. E questo farebbe svanire buona parte dell’effetto propulsivo dello stesso Pnrr.

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