Opinioni

A Magdeburgo l’ultimo argine contro Afd

Nella capitale della Sassonia-Anhalt si terrà tre la prima delle tre elezioni regionali in programma nel mese di settembre in Germania
Gherardo Ugolini

Gherardo Ugolini

Editorialista

Ulrich Siegmund - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Ulrich Siegmund - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Magdeburgo è una cittadina della ex Germania Est, un centro urbano di medie dimensioni, a vocazione industriale e commerciale. Il suo nome è legato all’attentato del Natale di due anni fa, quando una vettura si avventò sulla folla che visitava un mercatino causando 5 morti e oltre 200 feriti. È la capitale della Sassonia-Anhalt (da non confondere con la Sassonia), una piccola regione che conta solo 2,1 milioni di abitanti e che il prossimo 6 settembre andrà al voto per rinnovare il parlamento regionale, dal quale uscirà il nuovo governo del Land.

Sarà la prima delle tre elezioni regionali in programma nel mese di settembre (il 20 si voterà anche a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore). Sulla carta si tratta di un test elettorale di poco conto, ma ormai ha assunto un significato di grande valore per la politica nazionale tedesca ed europea. Sì, perché Magdeburgo è un laboratorio da monitorare e studiare. Lì potrebbero saltare tutti gli equilibri che finora hanno caratterizzato il sistema tedesco, e si potrebbero avviare dinamiche nuove e forse anche pericolose.​​​​​​

Il tema riguarda naturalmente Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra che in quel Land, secondo gli ultimi sondaggi, dovrebbe raddoppiare i voti rispetto alla consultazione precedente e arrivare oltre il 40% surclassando tutte le altre forze politiche, con la Cdu attorno al 20% e la Spd sotto il 10%. Il volto dell’assalto è quello di Ulrich Siegmund, detto Uli, 35 anni, ex militante Cdu, abile comunicatore digitale. Il settimanale Der Spiegel lo ha messo in copertina definendolo «l’uomo più pericoloso della Germania». Quando il Muro cadde, non era ancora nato, e oggi si mostra in tv e nelle piazze come figura rassicurante e vicina alla gente. Ma sappiamo che nel novembre 2023 fu tra i partecipanti all’incontro di Potsdam con esponenti dell’estrema destra tra cui Martin Sellner, teorico della «remigrazione».

Il suo programma punta alla «normalizzazione» della regione: con lo slogan «pensare tedesco» (Deutsch denken) AfD promette più centri di detenzione, una task force per le espulsioni, lavori obbligatori di pubblica utilità per i richiedenti asilo, classi separate per i figli dei rifugiati. Vuole togliere fondi alle scuole multietniche, subordinare i finanziamenti culturali a una professione di patriottismo, abolire gli uffici per parità e diversità.

La questione cruciale è se AfD riuscirà addirittura a conquistare la maggioranza assoluta dei seggi così da formare un governo monocolore. In tal caso la Bundesrepublik vedrebbe per la prima volta un Land governato da un partito politico classificato come pericoloso e sovversivo dai servizi di sicurezza e dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione. E nel caso non arrivasse alla maggioranza assoluta, che accadrebbe? In linea teorica dovrebbe scattare il meccanismo della Brandmauer, il cordone sanitario che finora, con fatica, ha retto: una coalizione di tutti i partiti – Cdu, Spd, Verdi, Linke, forse Fdp – alleati per impedire all’estrema destra di governare. Una via difficile da praticare, irta di insidie; senza contare che i dirigenti della Cdu hanno sempre espresso la loro totale incompatibilità con la Linke.

Nelle file della Cdu potrebbe anche subentrare la tentazione di considerare appoggi esterni o intese «tecniche» con AfD. A quel punto caduto a Magdeburgo il cordone sanitario anti AfD, difficilmente resterebbe in piedi a Berlino. Perciò la Sassonia-Anhalt non è periferia: è il luogo in cui la Germania verificherà se la Brandmauer può ancora reggere all’urto del malcontento e dell’avanzata dell’estrema destra.

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