Opinioni

I New York Knicks campioni Nba 53 anni dopo: la Grande Mela esplode di gioia

Abbracciarsi dopo un canestro di Brunson ha cementato l’appartenenza di tutti, ritrovatisi insieme a festeggiare anche se prima il basket non era il primo pensiero
Iuri Moscardi
L'esultanza dei New York Knicks - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
L'esultanza dei New York Knicks - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Giocano nel palazzetto – pardon, l’arena – più famosa al mondo, quel Madison Square Garden costruito negli anni ’60 demolendo la Pennsylvania Station i cui binari sotterranei sono invasi in questi giorni dalle migliaia di tifosi dei Mondiali di calcio. Eppure, alla fama del loro stadio – che i tifosi hanno definito la «Mecca» del basket – non corrisponde quella della squadra: i New York Knicks non sono quella che definiremmo una squadra vincente.

Tutta la città è in festa - © www.giornaledibrescia.it
Tutta la città è in festa - © www.giornaledibrescia.it

Nell’immaginario collettivo, infatti, tra i simboli di New York c’è il cappellino blu degli Yankees, che però giocano a baseball (anche se non vincono un titolo dal 2009), e non la canotta blu e arancione dei Knicks. Eppure, quello che è accaduto alle 11 e mezza di sera di sabato 13 giugno 2026 potrebbe invertire la tendenza: dopo 53 anni, i New York Knicks tornano a vincere il campionato Nba, il loro terzo (i due precedenti risalivano appunto agli anni ’70). Come nelle quattro partite precedenti, anche quella decisiva – giocata in casa dei rivali, i texani dei San Antonio Spurs, proprio nel giorno di Sant’Antonio da Padova – è stata combattutissima.

Capitanati da Jalen Brunson, un ventinovenne che si è caricato sulle spalle le aspettative di tutti i 9 milioni di newyorkesi, i Knicks hanno vinto per 94-90. Anche se la vera svolta, più delle prime due partite vinte in Texas, è stata la quarta: dopo essere stati sconfitti per 115 a 111 al Madison davanti anche a Donald Trump, la squadra newyorkese ha saputo trovare mercoledì scorso una vittoria di cuore e grinta, con OG Anunoby che ha segnato il canestro decisivo a pochissimi secondi dalla fine. Normale, dunque, che la prima metà della gara di ieri sera sia stata tirata e che i Knicks siano venuti fuori solamente nella seconda metà del match.

L'esultanza dei tifosi dei Knicks - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
L'esultanza dei tifosi dei Knicks - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Regalando a New York non solo un successo sportivo ma una notte incredibile per ogni abitante della città. Il vero nome dei Knicks è Knickerbockers, che significa pantaloni alla zuava: si riferisce al soprannome dato ai discendenti degli originari coloni olandesi che nel ‘600 fondarono Nuova Amsterdam, poi ribattezzata New York quando venne presa dagli inglesi. Le loro divise sono blu e arancioni come il colore della bandiera della città, ispirata proprio a quella dei Paesi Bassi. E in questa settimana scandita dalle partite questi sono stati anche i colori dominanti ovunque: dalle luci dell’Empire State Building ai biscotti venduti per strada, chiunque – adulti, bambini e anche cani – osteggiava con orgoglio i colori della squadra.

E forse il ricordo migliore che questa impresa lascerà – nonostante ieri sera una minoranza di esagitati abbia bruciato scuolabus e sparato a un ragazzo – è proprio questo entusiasmo spontaneo. Per noi italiani, che nemmeno quest’anno – e proprio negli Usa – potremo assistere a una partita della nazionale ai Mondiali, è stato come ritrovare esattamente lo spirito di gioia e condivisione delle nostre estati: bar e pub strapieni, con i tifosi a invadere marciapiedi e strade; maxischermi nei parchi; proiezioni più o meno autorizzate su qualsiasi muro libero abbastanza grande.

New York è di tutti e di nessuno, non serve esserci nati per sentirsi a casa qui: abbracciarsi dopo un canestro di Brunson ha cementato l’appartenenza di tutti, ritrovatisi insieme a festeggiare anche se prima il basket non era il nostro primo pensiero. Di ciò farà tesoro Zohran Mamdani, non solo il più giovane sindaco da un secolo a questa parte ma anche quello che giovedì guiderà la parata dei giocatori: a differenza di Trump, lui sì che ha portato bene.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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