I Mondiali di calcio e l’incognita dei Paesi in guerra

Quanti campi di calcio costruirà Trump nel nuovo Iran? Alcuni mesi fa Gianni Infantino lo ha insignito del premio Fifa per la Pace, e ora The Donald ringrazia bombardando una delle nazioni che a giugno prenderanno parte alla Coppa del Mondo di calcio ospitata proprio nel paese di cui Trump è presidente.
È capitato che ai Mondiali partecipassero stati in guerra fra loro, come l’Argentina e l’Inghilterra nel 1982 (guerra delle Falkland). Ma non era mai successo nelle precedenti 22 edizioni che una delle squadre qualificate per la fase finale della Football World Cup fosse sotto attacco da parte del paese organizzatore del torneo.
Al momento l’Iran è inserito nel gruppo J con il Belgio, l’Egitto e la Nuova Zelanda. Ma difficile ipotizzare cosa succederà nelle prossime settimane, o nei prossimi mesi: l’Iran si presenterà negli Usa, facendo buon viso a cattivo gioco? Ne avrà la possibilità? E se così fosse, i giocatori iraniani e i loro accompagnatori saranno fatti entrare in America?
Lo scorso dicembre a una quindicina di atleti etiopi fu negato il visto di ingresso in America per la partecipazione ai Mondiali di corsa campestre in programma a Tallahassee, in Florida. La decisione ha impedito all’Etiopia di competere nelle due gare a squadre U20 maschile e femminile, perché nessuna di esse aveva il minimo richiesto di quattro concorrenti.
Stiamo parlando di un paese che ai World Athletics Cross Country Championships, nelle gare sotto i vent’anni, andava a medaglia con gli uomini da 36 edizioni consecutive e con le donne dal 1990. Inutili le lettere di invito da parte di World Athletics, il supporto del comitato organizzatore locale e l’appoggio del ministero degli Esteri etiope. Non ci sono state spiegazioni per il rifiuto.
A giugno la stessa sorte era toccata alla nazionale femminile di basket del Senegal che aveva programmato dieci giorni di preparazione negli Usa in vista di AfroBasket, il campionato africano che qualificava per il Mondiale in Germania di quest’anno. A questo punto c’è da chiedersi come verranno trattate le squadre che parteciperanno al Mondiale di calcio: tra quelle qualificate ci sono oltre all’Iran, lo stesso Senegal, l’Uzbekistan nei confronti del quale gli Stati Uniti hanno imposto alcune restrizioni all’ingresso e Haiti, per i cui cittadini i visti sono sospesi a partire dal mese di gennaio di quest’anno, salvo limitate eccezioni.
Nel frattempo, dopo la morte del narcotrafficante conosciuto con il soprannome di El Mencho, Guadalajara la seconda più importante città del Messico, dove sono in programma quattro partite del Mondiale, è sede di violenze continue e assalti nei confronti di auto e attività commerciali. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha detto che non ci sono problemi di sicurezza e che le partite della Coppa del Mondo si disputeranno di sicuro. Ma gli abitanti della città sono scettici e si aspettano ulteriori devastazioni nel prossimo futuro da parte dei cartelli della droga.
La scorsa settimana il presidente della Fifa era tra i partecipanti al Board of Peace, la società immobiliare con cui Trump vuole sostituire di fatto l’Onu. I calciatori sono abituati a stare fuori da queste questioni, ma un paio di droni lanciati dall’Iran in risposta all’attacco di Israele e America è caduto sull’ambasciata Usa di Ryadh a meno di quindici chilometri da dove vive Cristiano Ronaldo, una delle star della Saudi League. Magari interverrà il Var.
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