Guerra in Iran, Trump: «L’invasione di terra sarebbe perdita di tempo»

Il Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano ha annunciato di aver predisposto piani dettagliati per l’annuncio ufficiale del prossimo guida suprema, nel contesto della transizione accelerata seguita alla morte del leader Ali Khamenei in seguito agli attacchi aerei Usa-israeliani. L’annuncio, ripreso da fonti vicine al regime e da media arabi come Al Hadath, indica che il Consiglio – guidato dal segretario Ali Larijani – sta coordinando misure di sicurezza, logistica e comunicative per gestire l’annuncio in un momento di guerra in corso e alta instabilità interna. Il processo formale di elezione spetta al Consiglio degli esperti della leadership che riunisce 88 alti religiosi e deve approvare il successore con maggioranza dei due terzi.
I papabili
Nel frattempo, è già operativo il Consiglio di leadership temporaneo previsto dalla Costituzione, composto dal presidente Masoud Pezeshkian, dal capo del potere giudiziario Gholam-Hossein Mohseni-Ejei e dal rappresentante del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, l’ayatollah Alireza Arafi. Fonti interne e media internazionali indicano che i candidati più probabili includono figure vicine alla linea dura, come Mojtaba Khamenei (figlio del defunto leader), Ali Larijani stesso o altri clerici conservatori, sebbene il processo resti opaco e influenzato dalle dinamiche di guerra. Teheran ha ribadito che qualsiasi interferenza straniera nel processo di successione – inclusi commenti Usa su un coinvolgimento nell’elezione – sarà respinta con forza.
Le parole di Trump

«Vogliamo entrare e ripulire tutto. Non vogliamo qualcuno che ricostruisca in un periodo di 10 anni. Vogliamo che abbiano un buon leader. Abbiamo alcune persone che penso farebbero un buon lavoro». Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un’intervista alla Nbc News. Alla domanda su chi guiderà l’Iran in futuro, Trump ha risposto: «Non lo so, ma a un certo punto mi chiameranno per chiedermi chi vorrei», aggiungendo di essere «solo un po’ sarcastico quando lo dico». Quanto alla possibilità di un’invasione di terra da parte delle forze americane e israeliane, Trump l’ha definita un «commento sprecato», lasciando intendere che l’invasione non è qualcosa a cui sta pensando in questo momento. «È una perdita di tempo. Hanno perso tutto. Hanno perso la loro marina. Hanno perso tutto ciò che potevano perdere», ha aggiunto.
In Azerbaigian
Un altro Paese è stato sfiorato dal gorgo che si è avvitato sul Medio Oriente a causa della guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran: l’Azerbaigian ha denunciato un attacco con droni di Teheran, annunciando «ritorsioni». Segni di ulteriore escalation, mentre sulla capitale iraniana insistono i bombardamenti della coalizione e i Pasdaran rispondono prendendo di mira tutti i Paesi del Golfo, con il regime che si dice pronto a fronteggiare un’eventuale invasione di terra dei soldati Usa. E mentre si intensifica la pressione dell’Idf sul Libano contro Hezbollah, la Nato ha riunito il suo Consiglio dopo il missile verso la Turchia, annunciando un rafforzamento della postura riguardo alle minacce balistiche.
Il raid
«Un atto terroristico è stato perpetrato dall’Iran sul nostro territorio», ha denunciato il presidente azero Ilham Aliyev, aggiungendo che l’esercito ha ricevuto istruzioni di «preparare e attuare misure di ritorsione». Secondo il ministero della Difesa sono stati lanciati quattro droni contro un «edificio scolastico che si è schiantato vicino all’edificio» ed «il terminal dell’aeroporto nella Repubblica Autonoma di Nakhchivan». Quattro i feriti.
Baku ha convocato l’ambasciatore iraniano, che ha risposto sostenendo che l’attacco sia stata opera di Israele. Da tempo Teheran è preoccupata che lo Stato ebraico, stretto alleato dell’Azerbaigian e suo fornitore di armi, possa utilizzare il territorio dell’ex repubblica sovietica del Caucaso per lanciare attacchi sull’Iran. Il raid sull’Azerbaigian è stato condannato dalla Turchia. Recep Tayyp Erdogan comunque resta cauto in questa fase, tanto che nella riunione del Consiglio dell’Alleanza atlantica non si è parlato di attivazione dell’articolo 5, che prevede l’assistenza dei partner. Le forze dell’organismo restano comunque «vigili» e «pronte a difendere» gli alleati.
JUST IN: 🇮🇷🇦🇿 Iran strikes Azerbaijan's Nakhchivan International Airport. pic.twitter.com/B6Q7im1x5O
— BRICS News (@BRICSinfo) March 5, 2026
Gli altri Paesi
Nella regione le difese di Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati hanno continuato a intercettare salve di droni e missili iraniani, lanciati principalmente sulle basi Usa, con i residenti allertati da diverse esplosioni. Ad Abu Dhabi ci sono stati sei feriti per i detriti di un drone, a Dubai l’Oms ha sospeso le attività del centro logistico per le emergenze sanitarie. La tv di Stato di Teheran ha annunciato un nuovo attacco alla portaerei americana Lincoln ed i Pasdaran hanno rivendicato di aver affondato una petroliera Usa in Kuwait. Ha iniziato ad infiammarsi anche il fronte iracheno, dove gli iraniani hanno preso di mira una base americana ad Erbil e i quartier generali delle forze curde. Il timore degli ayatollah è che migliaia di combattenti attraversino il confine nel nord-ovest per combattere sul terreno. I preparativi sembrano procedere, perché Donald Trump avrebbe offerto copertura aerea ai ribelli.
A Beirut
Nel teatro di guerra libanese l’Idf, con un intervento senza precedenti, ha chiesto a centinaia di migliaia di residenti dei sobborghi meridionali di Beirut, considerati un bastione di Hezbollah, di «evacuare immediatamente», mentre sono proseguiti i bombardamenti sulle postazioni delle milizie sciite.
«Presto l’area diventerà come Khan Yunis», ha avvertito il ministro falco Bezalel Smotrich. Per contenere la crisi il governo libanese ha bloccato l’accesso nel Paese ai Pasdaran, pena l’arresto. Dall’altra parte del confine la situazione appare relativamente più tranquilla, nonostante le sirene d’allarme: l’aeroporto Ben Gurion ha riaperto. Teheran invece è rimasta bersaglio dei raid americani e israeliani, che si sono allargati a tutta la provincia. «Siamo pronti ad un’invasione di terra, li aspettiamo, per loro sarebbe un disastro», è la sfida lanciata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi.
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