Con la morte di «El Mencho» il Messico nel caos criminale

Nemesio «El Mencho» Oseguera Cervantes, il narcotrafficante messicano più ricercato, è morto a seguito di un'operazione militare nello stato occidentale di Jalisco.
«El Mencho» era il capo del cartello di Jalisco New Generation (CJNG), uno dei cinque cartelli più pericolosi del mondo, con un giro di affari per miliardi dollari, secondo il dipartimento di sicurezza nordamericano e il governo messicano.
Il narcotrafficante è stato ucciso insieme ad altri otto membri del cartello durante l'operazione, supportata dall'intelligence statunitense, come affermato da fonti del ministero della difesa statunitense.
Nel panorama del narcotraffico messicano, il cartello, dal 2009 attivo nel traffico di cocaina, fentanyl, eroina e emigrazione illegale verso gli USA, si distingue per una organizzazione paramilitare, altamente addestrata, equipaggiata con armi e tecnologie di ultima generazione, nonché per una violenza estrema contro i suoi nemici (sono noti episodi di cannibalismo contro alcuni esponenti di cartelli rivali). Oltretutto, il CJNG è particolarmente attento alle relazioni pubbliche-politiche. Insomma, un cartello “globale”, che domina il mercato internazionale degli stupefacenti.
La morte di «El Mencho» ha rapidamente scatenato una spirale di violenza in tutto il Messico. Membri del CJNG e di altri cartelli criminali hanno incendiato autobus, seminato il panico in zone turistiche, bloccato strade nella regione di Jalisco, sino a scontrarsi con le forze dell´ordine.
È subito iniziata la disputa per il mercato del narcotraffico. Il cartello di Sinaloa, da tempo alla ricerca di un nuovo leader dopo l´arresto e la detenzione di «El Chapo» e di «El Mayo» nelle carceri statunitensi, intende approfittare della morte di «El Mencho» per riprendersi il controllo di alcuni stati strategici nelle rotte interne e internazionale delle droghe (la bassa California, in particolare).
Alcuni dei principali centri di ricerca sul narcotraffico (per es., InSightCrime) prevedono una guerra territoriale e di potere tra i principali cartelli messicani.
In attesa di comprendere i possibili scenari, occorre registrare l´atteggiamento dell’amministrazione Trump nei confronti dell’operazione ai danni del cartello di Jalisco.
Se qualcuno davvero crede ancora che il narcotraffico venezuelano domina il mercato nordamericano degli stupefacenti, ora dovrà riconoscere, anche alla luce dei dati riportati sulla mole gigantesca di affari del cartello di Jalisco negli Usa, che si è trattato dell’ennesimo falso pretesto per giustificare l´arresto e la deportazione del presidente venezuelano Maduro, presentato come il capo dei trafficanti venezuelani.
I narcotrafficanti messicani dominano il mercato nordamericano da decenni, ma nei confronti del Messico gli Usa devono adottare una linea «distensiva», tesa alla collaborazione, per non essere ulteriormente invasi dai «latinos» e dalla droghe provenienti dal suo vicino.
La disparità di atteggiamento verso il Venezuela e il Messico può avere un peso significativo nelle elezioni statunitensi di medio termine.
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