Opinioni

Patriot, tutti i limiti di un’arma invincibile solo per reputazione

La loro fama deriva dalla Guerra del Golfo del 1991, quando Bush dichiarò che avevano abbattuto 42 dei 44 missili terra-terra Scud lanciati da Saddam Hussein. Ma le cose non stavano proprio così
Massimo Cortesi

Massimo Cortesi

Editorialista

I missili antiarei Patriot - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
I missili antiarei Patriot - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

L’insistenza con cui Zelensky chiede la fornitura di missili antiaerei Patriot ha finito per creare attorno all’arma statunitense un’aura mediatica da «wunderwaffen» (arma miracolosa, come il Terzo Reich chiamava i programmi che avrebbero dovuto invertire le sorti della guerra). La fama dei Patriot (passati con lo stesso nome tra più generazioni differenti) deriva dalla Guerra del Golfo del 1991, quando George Bush dichiarò che avevano abbattuto 42 dei 44 missili terra-terra Scud lanciati da Saddam Hussein.

Ma le cose (lo ricorda anche il generale Maurizio Boni sul sito Analisi Difesa) non stavano così: nel 1993, esaminando le registrazioni video degli ingaggi, Theodore Postol, ingegnere nucleare del Massachusetts Institute of Technology, e il fisico George N. Lewis dimostrarono infatti che gli abbattimenti reali erano stati 4, solo il 10%. La loro relazione alla Camera provocò un’indagine congressuale e le reazioni sdegnate di Raytheon, allora costruttore dei Patriot. Ma per i vent’anni successivi gli Usa non dovettero più affrontare avversari con grandi capacità missilistiche e la polemica suscitata da Postol e Lewis finì in un limbo.

Nel frattempo il Patriot del 1991, versione Pac-2, è stato sostituito dal Pac-3: il 2 (che allora costava un milione a pezzo) era ingombrante, con una testata a frammentazione pensata più per gli aerei che per i missili, mentre il 3 è più piccolo e colpisce direttamente il bersaglio invece di disperdere frammenti sulla sua traiettoria. Il prezzo intanto è salito a oltre 4 milioni, che di fatto diventano 8 poiché la dottrina d’impiego prevede che se ne lancino sempre almeno due.

Il Pac-3, guidato da un radar terrestre (installare il quale costa 300 milioni di dollari) si dirige verso il punto di impatto e solo negli ultimi secondi utilizza il proprio radar per agganciare il bersaglio: per avere successo però deve colpire la parte anteriore dell’ordigno, che anche se attinto in centro o in coda continua la corsa esplodendo comunque a terra. Studiando i lanci sull’Ucraina il RUSI (Royal united services institute) di Londra ha calcolato che su 939 Iskander e Kinzhal russi solo 227 sono stati intercettati, il 25%, con un tasso in calo da quando i missili russi compiono manovre evasive nella fase finale, rilasciando anche esche elettroniche che confondono il radar del Patriot.

Missili antiaerei Patriot a Taiwan - Foto Epa/Ritchie B. Tongo © www.giornaledibrescia.it
Missili antiaerei Patriot a Taiwan - Foto Epa/Ritchie B. Tongo © www.giornaledibrescia.it

Così il 9 luglio, durante il più massiccio attacco russo, i Patriot hanno fermato solo metà dei missili balistici in arrivo. Nelle ultime settimane, per esaurimento scorte, gli abbattimenti sono scesi a zero. Contro bersagli più «prevedibili» come gli aerei il Patriot invece funziona benissimo, con un tasso di successo vicino al 100%; contro i missili balistici ipersonici come l’Oreshnik invece attualmente non ci sono difese (forse arriveranno col progetto trumpiano del Golden Dome, che promette di intercettare i vettori appena dopo il lancio).

Il Patriot ha rivelato altri limiti nella guerra contro l’Iran. Nei primi quattro giorni ne sono stati lanciati circa 900 (mentre Lockheed Martin oggi ne produce 620 l’anno) e varie fonti li hanno mostrati mancare più volte i missili iraniani che hanno danneggiato le basi e, soprattutto, i preziosi radar americani in Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti: bersaglio facile da individuare (per i satelliti russi e cinesi) perché emettono grande quantità di energia elettromagnetica. I russi, ad esempio, utilizzano più stazioni radar collegate per i loro missili antiaerei (come gli S-400 e S-500), cosicché neutralizzare l’intera batteria richiede più attacchi.

Oltre a tutto i Patriot sono stati lanciati anche contro droni da poche migliaia di euro, per abbattere i quali sono molto più economici specifici sistemi d’artiglieria (da 30, 40 o 76 mm), che però oggi difettano agli Usa. In ogni caso ora i Patriot rimangono il meglio messo in campo dall’Occidente. Il missile franco-italiano Aster 30 (sistema Samp-T) pare equivalente (forse migliore per alcuni aspetti) e costa 1 milione in meno ad esemplare, ma l’industria europea è ben lungi dal produrre i numeri richiesti. La domanda dei vari alleati, infatti, ammonta già a oltre 4.300 missili, pari oggi a sette anni di produzione.

Pentagono e Lockheed Martin hanno firmato l’impegno a portare la produzione a 2.000 pezzi l’anno entro il 2030: ma anche qui c’è un però. Il sistema di guida dei Pac-3, infatti, dipende da due terre rare, samario-cobalto (SmCo) e ittrio, di fatto in mano alla Cina, che fornisce il 93% delle importazioni Usa. Per il samario il problema non è il minerale, ma la raffinazione in materiale utilizzabile, processo in monopolio cinese. Oggi gli Stati Uniti, per ammissione governativa, importano i magneti da terre rare per il 100%. Un vero paradosso: Washington, infatti, in un settore strategico dipende da due elementi che il maggior concorrente planetario può limitare a piacimento.

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