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Il ministero dell’Istruzione immagina una scuola vecchia

La Commissione di esperti nominata da Valditara ha consegnato la seconda versione delle Indicazioni Nazionali per l’infanzia e il primo ciclo di istruzione. Rispetto alla scorsa edizione di marzo 2025, però, poco è cambiato
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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La Commissione di esperti nominata dal ministro Valditara ha consegnato la seconda versione delle «Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione». Rispetto alla versione del marzo 2025, alcuni aspetti sono stati cambiati, anche in seguito alle numerose critiche che all’epoca erano state espresse: il testo appare ora più asciutto (100 pagine al posto delle 150 precedenti); sono stati eliminati tutti i «suggerimenti» didattici e le proposte che appesantivano la lettura e invadevano di fatto l’autonomia delle scuole. Nella sostanza, comunque, poco è cambiato e l’impianto complessivo del documento e la sua impostazione culturale sono rimasti inalterati.

Dalla lettura del documento emerge un’idea di scuola vecchia, se non ammuffita, oltre che autoritaria. L’intento principale degli esperti sembra essere quello di tenere sotto controllo il lavoro dei docenti, nel timore che abbandonino la «retta via». In questo senso vanno lette le liste di contenuti (confusi con le conoscenze, peraltro) che costellano le varie discipline e che di fatto ripropongono il vecchio modello dei «programmi didattici» più che fornire indicazioni per il curricolo alle scuole cui tocca elaborarlo, in base alle norme vigenti. Com’è noto, è compito allo Stato definire gli obiettivi generali del processo formativo relativi alle competenze degli alunni e gli obiettivi specifici di apprendimento, ma tocca alle scuole, sulla base del quadro così delineato, predisporre il curricolo di scuola tenendo conto del contesto e delle esigenze del territorio.

Il documento sembra invece proporre una visione dirigista della scuola anche attraverso una sorta di marcatura degli aspetti metodologico-didattici («ti dico io come si fa»). Tutto ciò si pone in evidente contrasto con le norme sull’autonomia scolastica ed appare francamente inaccettabile. Infatti, le indicazioni non si limitano a stabilire quali obiettivi generali e specifici si devono conseguire in relazione alle competenze attese, ma entrano nel dettaglio dei contenuti e indicano soluzioni didattiche che invece sono di pertinenza delle scuole. Ad esempio, riguardo l’insegnamento della Storia (la parte forse più controversa delle presenti Indicazioni) gli autori affermano che la strategia didattica da utilizzare è quella narrativa, dimenticando che questo aspetto attiene al modo in cui si insegna la Storia e dunque sono i docenti a decidere quale modalità appare più efficace in riferimento al contesto, agli alunni e alle risorse disponibili (fermo restando, ovviamente, l’obbligo di conseguire gli obiettivi fissati dal Ministero).

Un altro esempio, tra i tanti, riguardo la cura della lettura, dove il testo indica ai docenti come devono fare per far acquisire agli studenti i primi strumenti di analisi del testo, entrando nel dettaglio minuto degli aspetti organizzativi e didattici. Insomma, c’è il serio rischio di fondare una «didattica di Stato» di antica memoria, a cui i docenti devono attenersi. Ma non tocca allo Stato dire ai docenti come si insegna la Storia o come si cura la lettura in classe e quali approcci adottare, in quanto si tratta di aspetti di tipo metodologico e didattico che rientrano nella libertà d’insegnamento dei docenti e nell’esercizio dell’autonomia delle scuole. E questo, ovviamente, vale per tutte le discipline. Si ha il fondato sospetto che dirigenti e docenti non siano considerati abbastanza allineati alla visione ideologica del Ministero e quindi bisogna «dettare la linea» in modo preciso e assertivo affinché ognuno stia dentro i binari (ideologici) fissati. Questo vuol dire colpire al cuore l’autonomia scolastica.

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