Marinella è appassionata di fotografia da quando è piccola. Ha imparato quando le fotocamere erano solo ed esclusivamente analogiche. Ha addirittura partecipato a viaggi specificatamente organizzati per appassionati di fotografia. Una dilettante altamente qualificata, quindi.
A giugno, Fiorella prende le ferie ma sta a casa e decide di dedicarsi a quello che la maggior parte di noi si ripromette ma non fa mai: riordinare gli scatti, stampare i migliori e archiviarli in un album o nella cosa ad esso più simile che ancora si possa reperire in commercio. Scarica, controlla, organizza, seleziona e scarta. Incredibile la quantità di immagini che riesce a racimolare tra i diversi supporti.
Non le serve addentrarsi molto nell’impresa per scoprire che ha tutto il repertorio di parenti e amici e la gamma intera delle festività, delle gite, delle ricorrenze, delle cose curiose, dei luoghi particolari, ma lei… lei non c’è!
Il che, detto a posteriori, è ovvio. Probabilmente tutti i professionisti sanno che non si troveranno nelle proprie immagini, ma Marinella ne prende coscienza quando riordina tutto. E lei dov’era? Dietro l’obiettivo, ovvio. Ma come stava? Che faccia aveva? Magari l’umore lo si capisce dalla tipo di inquadratura, lo può evocare dalla situazione immortalata.
Ma è sufficiente? Mariella se lo chiede e intanto domanda in giro se qualcuno ha delle fotografie con lei. Manda la richiesta proprio ai parenti e agli amici che le scorrono sotto gli occhi.
Riceve alcune foto proprie (più o meno riuscite, ma è parte del gioco) e una pioggia di richieste: «Ne hai del compleanno di Marco?». «Ci sono quelle della passeggiata con il mio cane?». «Chi era quello?». «Ma come si è trasformata quella?» Vacanze, uscite, aperitivi, gente sparita… ed è creando cartelle dedicate che Marinella si accorge di aver costruito una memoria collettiva in cui lei non appare ma della quale è il perno.
Perché, diciamocelo, quanto ci coinvolge rivederci come eravamo anni fa? E quanto siamo grati a chi ritrae nella maniera migliore? Tenetela da conto la memoria che create, non tenetela nel cellulare senza farne nulla. Non capiremo dove siamo finiti se non ci ricordiamo come eravamo.



