Opinioni

Mini memoria collettiva in frammenti persi

Riordinare le fotografie diventa occasione per rivedere com’eravamo e per riflettere sui ricordi per immagini

Annalisa Strada

Commentatrice

Sistemare vecchie foto
Sistemare vecchie foto

Marinella è appassionata di fotografia da quando è piccola. Ha imparato quando le fotocamere erano solo ed esclusivamente analogiche. Ha addirittura partecipato a viaggi specificatamente organizzati per appassionati di fotografia. Una dilettante altamente qualificata, quindi.

A giugno, Fiorella prende le ferie ma sta a casa e decide di dedicarsi a quello che la maggior parte di noi si ripromette ma non fa mai: riordinare gli scatti, stampare i migliori e archiviarli in un album o nella cosa ad esso più simile che ancora si possa reperire in commercio. Scarica, controlla, organizza, seleziona e scarta. Incredibile la quantità di immagini che riesce a racimolare tra i diversi supporti.

Non le serve addentrarsi molto nell’impresa per scoprire che ha tutto il repertorio di parenti e amici e la gamma intera delle festività, delle gite, delle ricorrenze, delle cose curiose, dei luoghi particolari, ma lei… lei non c’è!

Il che, detto a posteriori, è ovvio. Probabilmente tutti i professionisti sanno che non si troveranno nelle proprie immagini, ma Marinella ne prende coscienza quando riordina tutto. E lei dov’era? Dietro l’obiettivo, ovvio. Ma come stava? Che faccia aveva? Magari l’umore lo si capisce dalla tipo di inquadratura, lo può evocare dalla situazione immortalata.

Ma è sufficiente? Mariella se lo chiede e intanto domanda in giro se qualcuno ha delle fotografie con lei. Manda la richiesta proprio ai parenti e agli amici che le scorrono sotto gli occhi.

Riceve alcune foto proprie (più o meno riuscite, ma è parte del gioco) e una pioggia di richieste: «Ne hai del compleanno di Marco?». «Ci sono quelle della passeggiata con il mio cane?». «Chi era quello?». «Ma come si è trasformata quella?» Vacanze, uscite, aperitivi, gente sparita… ed è creando cartelle dedicate che Marinella si accorge di aver costruito una memoria collettiva in cui lei non appare ma della quale è il perno.

Perché, diciamocelo, quanto ci coinvolge rivederci come eravamo anni fa? E quanto siamo grati a chi ritrae nella maniera migliore? Tenetela da conto la memoria che create, non tenetela nel cellulare senza farne nulla. Non capiremo dove siamo finiti se non ci ricordiamo come eravamo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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