So già come li troverò, non si scappa da questo: saranno distantissimi fra loro (fisicamente ed emotivamente), nervosi, tesi, trattenuti, sofferenti. Eviteranno di guardarsi, cercheranno il mio sguardo come si cerca un faro nella notte, un’accorata richiesta in un occhio e la paura di un nuovo fallimento nell’altro. Si appenderanno ad un mio sorriso per un’iniezione di speranza. Forse l’hanno persa da tempo ma sono lo stesso qui, a girare l’ultima carta del mazzo delle possibilità e da questo partiremo.
Sono tutti uguali, smarriti, come le cause della frattura, nate da improvvisi cortocircuiti nella cura reciproca, nella parola, nell’attenzione, dall’assenza improvvisa di reciprocità dovuta ad una stanchezza senza nome. Alcuni arrivano rabbiosi, determinati a tenere il punto, pensano di giocare a scacchi anche con il mediatore, hanno studiato la partita nei minimi particolari, spesso sono quelli che crollano per primi, annientati dallo stupore per le emozioni inaspettate che erutteranno dalla loro anima, finalmente.




