Opinioni

I contrasti e l’importanza della mediazione familiare

Un antico rimedio che consente il placarsi degli animi tornando al momento di formazione della coppia
Per ripristinare l'armonia di coppia
Per ripristinare l'armonia di coppia
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«Qotiens inter virum et uxorem iurgium intercesserat, in sacellum deae Viriplacae, quod est in Palatio, veniebant et ibi invicem dicebant quod volebant; postquam contentionem animorum deosuerant, concordes domum revertebant. Dea nomen Viriplaca erat, quia viros placabat». «Tutte le volte che tra marito e moglie scoppiava un litigio, essi venivano nel tempietto della dea Viriplaca, che si trova nel Palatino, e, in quel luogo, si dicevano vicendevolmente ciò che volevano; dopo che avevano deposto lo screzio degli animi, ritornavano a casa in armonia. Il nome della dea era Viriplaca perché placava l’ira degli uomini». (Valerio Massimo).

La storia di Viriplaca, celeste mediatrice familiare, narrata da Valerio Massimo, ci mette di fronte a tre importanti riflessioni: quanto antica e sempiterna sia la difficoltà delle coppie a far durare l’amore con o senza vincolo matrimoniale; quanto la violenza nella coppia sembri essere una prerogativa maschile; quanto la mediazione sia un antico rimedio (contenitivo anche della violenza) per il ripristino dell’armonia.

Eppure, nonostante questa costante presenza della mediazione «familiare» nella storia delle vicende umane, noi mediatori (che ben ne conosciamo il potere, altrimenti, viste le difficoltà del ruolo, ci dedicheremmo ad altrettanto virtuose attività), sembriamo condannati a passare il tempo a tenerla a galla dalle sabbie mobili dell’oblio.

Le ragioni di questa difficoltà, peraltro tutta italiana, sono di difficile individuazione. Forse occorre avere il coraggio di domandarsi a chi toglie vantaggi e a chi fa paura. Certo è che se le persone invece di affrontarsi in giudizio diventassero così brave da cercare da sole, pacificamente, la soluzione ai problemi che le dividono, un intero sistema di controllo e contenimento, fatto di rigide norme e di persone chiamate ad applicarle, crollerebbe.

Forse per questo in Italia, a differenza di altre nazioni, la mediazione familiare non diventa mai un passaggio obbligato, conoscitivo e preventivo al giudizio ed è addirittura vietata in presenza di forte litigiosità e violenza: cioè proprio nei casi in cui sarebbe più necessaria. Questa preselezione, giudicante, fra coppie mediabili e non mediabili finisce poi per addossare a queste ultime uno stigma che suona come una condanna ad una morte irreversibile.

Oltre al fatto che, così facendo, non possano trovare altro spazio se non il peggiore per loro: quello giudiziario. Luogo dove, la conflittualità resta altissima, e non può che accrescersi nel tempo, non potendo l’emotività sottostante trovare modo di scaricarsi. La mediazione familiare invece consente il placarsi degli animi attraverso un lento risalire a monte e non a valle del conflitto, un tornare indietro al momento della formazione della coppia, reinterpretandola con la teoria dell'attaccamento.

Comprendere che la storia non ha funzionato a causa di meccanismi inconsci, interiorizzati addirittura nell'infanzia, rende i mediandi straordinariamente e durevolmente solidali nell'affrontare le difficoltà dell’oggi. Poterlo ammettere ed accettarlo, con stupore, guardandosi negli occhi è la meraviglia rigenerativa della mediazione, cui segue la vittoria più bella sul vero nemico comune che sta in tutte le cose: l’essere fragilmente umani.

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