«Qotiens inter virum et uxorem iurgium intercesserat, in sacellum deae Viriplacae, quod est in Palatio, veniebant et ibi invicem dicebant quod volebant; postquam contentionem animorum deosuerant, concordes domum revertebant. Dea nomen Viriplaca erat, quia viros placabat». «Tutte le volte che tra marito e moglie scoppiava un litigio, essi venivano nel tempietto della dea Viriplaca, che si trova nel Palatino, e, in quel luogo, si dicevano vicendevolmente ciò che volevano; dopo che avevano deposto lo screzio degli animi, ritornavano a casa in armonia. Il nome della dea era Viriplaca perché placava l’ira degli uomini». (Valerio Massimo).
La storia di Viriplaca, celeste mediatrice familiare, narrata da Valerio Massimo, ci mette di fronte a tre importanti riflessioni: quanto antica e sempiterna sia la difficoltà delle coppie a far durare l’amore con o senza vincolo matrimoniale; quanto la violenza nella coppia sembri essere una prerogativa maschile; quanto la mediazione sia un antico rimedio (contenitivo anche della violenza) per il ripristino dell’armonia.




