Opinioni

Il futuro dei giovani non si ingabbia dietro le sbarre

I disordini che hanno coinvolto giovanissimi a Milano, Brescia e in altre città riaprono il dibattito sulla risposta dello Stato. Attraverso il ragazzino dei Miserabili di Victor Hugo, una riflessione sulla distanza tra adulti e nuove generazioni
Gianluca Barca

Gianluca Barca

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Ragazzi protagonisti della guerriglia a Milano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Ragazzi protagonisti della guerriglia a Milano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Da una settimana, o più, adulti di diverse età discutono di giovani e giovanissimi che non conoscono, con i quali non dialogano e non condividono neppure una lingua comune. Ma come avrebbe detto Marco Antonio di Bruto questi adulti sono in genere, non tutti, «honorable men», persone animate da buone intenzioni. Di buone intenzioni tuttavia sono lastricate le vie dell’inferno, dice il proverbio. E allora?

E allora non resta che provare con molta umiltà ad analizzare i fatti. Cosa è successo a Milano, a Brescia e in altre città, non solo in Italia? Ci sono stati dei tumulti, dei disordini, delle sommosse che hanno avuto per protagonisti ragazzi e ragazzini.

«Di che si compone la sommossa?», si domandava Victor Hugo, ne I Miserabili, più di cento sessanta anni fa. «Di nulla e di tutto. Di un’elettricità sviluppatasi a poco a poco, di una fiamma scaturita d’improvviso, di una forza che vaga, di un vento che passa. Questo vento incontra menti che pensano, cervelli che sognano, anime che soffrono, passioni che bruciano, miserie che urlano, e le porta con sé. Dove? A caso...».

I Miserabili è uno dei grandi romanzi europei del XIX secolo. A Londra, la sua versione teatrale, musicale, tiene banco da più di quarant’anni nel West End. E il pubblico applaude e si commuove ogni volta quando il coro intona «Do you hear the people sing?» dopo che Gavroche è caduto sulla barricata, il pugno chiuso al cielo.

Chi è Gavroche, interpretato quando aveva sette anni da Jonathan Bailey, un attore destinato a diventare famoso con la serie Bridgerton e, al cinema, con Wicked? Gavroche è un ragazzino dell’età di quelli che nei giorni scorsi abbiamo visto mettere a soqquadro le piazze italiane, è un ladruncolo, figlio di una famiglia di malfattori, un simpatico incosciente che nell’insurrezione del 1832 a Parigi va incontro a una fine eroica per raccogliere dai tascapane dei soldati caduti le munizioni con le quali cerca di rifornire gli insorti. Quante lacrime versa il pubblico per il piccolo eroe, che oggi sarebbe probabilmente catalogato come un «maranza», uno senza domani. Come quelli dei quali gli adulti discutono nei salotti delle televisioni.

Gavroche in una illustrazione di Émile Bayard
Gavroche in una illustrazione di Émile Bayard

Aveva una coscienza politica Gavroche? No di sicuro: «Gavroche preso a fucilate, stuzzicava la fucileria. Sembrava si divertisse parecchio. Era il passerotto che canzonava i cacciatori. A ogni scarica rispondeva con una strofetta».

In vista delle prossime temute giornate, il ministro della Giustizia Nordio ha ipotizzato «massicci arresti di minori» ai quali far seguire l’ampliamento delle carceri giovanili. E il governo manda i parà, «con i Lince (veicoli blindati, ndr)» ipotizza Salvini.

«A dare ascolto a certi oracoli della politica subdola – ci affidiamo di nuovo a Victor Hugo –, dal punto di vista del potere un po’ di sommossa è desiderabile. Sistema: la sommossa consolida i governi che non rovescia». E ancora: «C’è la sommossa e c’è l’insurrezione… Sono due collere, una ha torto l’altra ha ragione. Negli Stati democratici, gli unici fondati sulla giustizia, accade talvolta che la frazione usurpi; allora tutti si sollevano, e la necessaria rivendicazione del proprio diritto può arrivare fino alla ribellione. In tutte le questioni che risultano dalla sovranità collettiva, la guerra della totalità contro la frazione è insurrezione, l’attacco della frazione contro la totalità è sommossa».

Il 25 aprile del 1945, Sandro Pertini, allora membro del Comitato Nazionale di Liberazione-Alta Italia, proclamò dai microfoni di Radio Milano Libera l’insurrezione generale e lo sciopero contro l’occupazione nazifascista.

Non c’è bisogno di insurrezione: questo Paese ha una Costituzione che va difesa senza giocare alla guerra. Pensiamo piuttosto a dare ai Gavroche un futuro. Il loro non quello che fa comodo a noi. Senza morti sulle barricate. Questo non è un musical.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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