Non si ferma la violenza nel centro di Milano. Dopo gli scontri di sabato, anche oggi, domenica 18 ottobre, piazza Duomo e le strade circostanti sono state teatro di disordini, devastazioni e nuovi confronti tra gruppi di giovani e forze dell'ordine. Vetrine sfondate, negozi saccheggiati, lanci di pietre e bombe carta hanno costretto polizia e carabinieri a intervenire con lacrimogeni e idranti per contenere una situazione tornata particolarmente critica nel pomeriggio.
Migliaia di giovani sono tornati nel cuore della città, mentre gruppi più ristretti, composti prevalentemente da ragazzi vestiti di nero, alcuni con il volto coperto, hanno iniziato a muoversi rapidamente tra piazza Duomo, via Torino, Cordusio e corso Vittorio Emanuele, prendendo di mira esercizi commerciali e arredi urbani.
Gli assalti ai negozi
Tra gli episodi più gravi, l'assalto al supermercato Carrefour di via Torino, dove alcuni giovani hanno fatto irruzione devastando gli scaffali e sottraendo prodotti alimentari, tra la paura dei clienti presenti. Nella stessa strada sono state danneggiate le vetrine dei negozi Foot Locker e Champions, colpite con tavolini e sedie prelevati dagli esercizi della zona. Distrutte anche alcune pensiline del trasporto pubblico.
La violenza si è poi estesa a via Orefici, nei pressi di Cordusio, dove sono stati saccheggiati i punti vendita Levi's e Under Armour. Le vetrine sono state infrante anche utilizzando il manubrio di un monopattino, mentre alcuni dei presenti riprendevano le scene con i cellulari. I gruppi si sono mossi con una modalità particolarmente difficile da contenere: incursioni rapide, danneggiamenti e fughe improvvise nelle vie laterali, prima di ricomparire in altre zone del centro.
Pietre e bombe carta contro gli agenti
La tensione è salita ulteriormente quando alcuni giovani hanno iniziato a bersagliare le forze dell'ordine con sampietrini, bottiglie di vetro, petardi, pezzi di metallo e bombe carta. Gli scontri si sono concentrati anche tra via Orefici e via Cesare Cantù, mentre in piazza Duomo sono entrati in azione gli idranti. Davanti al Museo del Novecento sono stati segnalati lanci di bottiglie e cestini rovesciati. Per ragioni di sicurezza è stato temporaneamente chiuso un accesso alla metropolitana in piazza Duomo.
Anche i commercianti hanno adottato misure precauzionali. In Galleria Vittorio Emanuele II diversi locali, tra cui Biffi, Savini, Camparino e Cracco, hanno chiuso o rimosso gli arredi esterni per evitare ulteriori danneggiamenti.
Nel corso del pomeriggio oltre 70 giovani sono stati accompagnati in Questura per essere identificati. Tra loro anche alcuni ragazzi già controllati durante i disordini del giorno precedente. Ma i numeri sono destinati a crescere.
Il bilancio degli scontri di sabato
La nuova giornata di violenze arriva a meno di ventiquattr'ore dalla manifestazione contro il carovita promossa da «Italia in piazza», degenerata sabato in scontri con le forze dell'ordine e devastazioni nel centro cittadino.
Il bilancio comunicato dalla Questura per la giornata del 17 ottobre parla di 72 persone accompagnate negli uffici di polizia, 16 arresti e 22 denunce, a vario titolo, per devastazione, saccheggio e resistenza a pubblico ufficiale. Sono 104 gli operatori delle forze dell'ordine che hanno fatto ricorso alle cure mediche, oltre a 13 altre persone assistite durante la manifestazione.
Il Corriere della Sera ha successivamente riferito di 17 arresti, cinque dei quali riguardanti minorenni. Tra i giovani coinvolti figurerebbero anche ragazzini di appena 12 anni, provenienti in gran parte dall'hinterland e dalle province lombarde.
Gli investigatori stanno esaminando le registrazioni delle telecamere di sorveglianza e i numerosi video diffusi sui social network per individuare altri responsabili. Sono al vaglio anche eventuali arresti in flagranza differita.
Sala: «Condanna totale»
Dura la reazione del sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha condannato senza attenuanti quanto accaduto anche nella giornata di domenica, parlando di azioni criminali e cittadini impauriti.
Il primo cittadino ha ribadito la necessità di rafforzare la presenza delle forze dell'ordine, precisando che la richiesta non ha intenti polemici, ma nasce dalla conoscenza della città e dalla preoccupazione per il ripetersi di episodi simili. Sala ha inoltre disposto che la Polizia locale fornisca il proprio supporto, nel rispetto delle competenze in materia di sicurezza. Alle sue precedenti osservazioni sul numero degli agenti presenti durante gli scontri di sabato aveva replicato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, dando vita a un confronto politico sulla gestione dell'ordine pubblico.
Il presidente Meloni con senso di responsabilità ha invitato tutti a condannare con forza le violenze di piazza e a solidarizzare con le Forze dell’ordine vittime di aggressioni ignobili. Ma dopo poche ore il Sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le Forze di polizia che - secondo lui - sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in Piazza Duomo. È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti. La colpa sarebbe della Questura, del presunto numero insufficiente di poliziotti schierati, anziché di chi ha scelto di devastare la città e aggredire le Forze dell’ordine. Rassicuro il sindaco: l’adeguatezza dei dispositivi di sicurezza viene sempre verificata a posteriori. Anche per prepararsi meglio alle sfide future, di fronte a fenomeni emergenti. Ma una cosa è valutare come prevenire meglio le violenze, un’altra è spostare l’attenzione da chi le commette. La responsabilità di chi usa la violenza non può essere diluita in una polemica sul numero dei poliziotti, un’operazione di mistificazione della realtà del tutto inaccettabile. In questa occasione e come sempre i poliziotti in piazza c’erano e hanno operato bene, evitando guai peggiori. Se hanno faticato a contenere i violenti, la ragione sta nel fatto che chi indossa la divisa ha delle regole di ingaggio, ha senso di responsabilità, cerca di minimizzare le criticità e reagisce utilizzando la forza pubblica solo quando è strettamente necessario. Dall’altra parte ci sono invece dei delinquenti buoni a nulla e pronti a tutto che vogliono solo colpire, fare del male, creare danni, salvo poi mettersi a lamentare a favore di telecamera quando ci sono le cariche di alleggerimento della polizia. Al di là di polemiche del tutto infondate, nei fatti le Forze dell’ordine hanno garantito il diritto di manifestare con la consueta professionalità, intervenendo con equilibrio e accortezza nelle situazioni critiche in cui era necessario farlo. In ogni caso, le azioni proditorie attuate da questi esagitati professionisti del disordine non resteranno impunite. Oltre ai numerosi arresti, sono state avviate le attività di indagine per assicurare i responsabili alla giustizia. Né la minore età di alcuni protagonisti può far pensare a una qualche forma di impunità. La linea del Viminale, come sempre, è tesa a prevenire le violenze per evitare guai peggiori ma senza sconti sulle responsabilità individuali che saranno contestate in sede penale. Chi si rende protagonista di simili azioni illegali avrà la conseguente risposta dello Stato che applicherà le leggi vigenti. Si tratta evidentemente di violenza becera che non otterrà alcun risultato. Il governo infatti non si farà intimorire o condizionare da chi sceglie la strada della prevaricazione.
— Matteo Piantedosi (@Piantedosim) October 18, 2026
Intanto Milano si ritrova a fare i conti con due giornate consecutive di violenze. Secondo una prima stima di Confcommercio, i danni provocati sabato alle attività commerciali, compresi i mancati incassi per le chiusure anticipate, superano il mezzo milione di euro. Una cifra alla quale potrebbero aggiungersi le conseguenze delle nuove devastazioni di domenica.
Resta ora da capire quale sarà il bilancio definitivo dei nuovi disordini e se le indagini porteranno a ulteriori provvedimenti nei confronti dei responsabili.



