Opinioni

Il Mediterraneo conteso: così Erdogan sfida l’Europa

Il 21 ottobre la Camera dei rappresentanti della Libia orientale ha ratificato l’accordo con la Turchia, con il quale i due Paesi, su loro esclusiva iniziativa, hanno istituito un confine marittimo a sud dell’isola greca di Creta
Angelo Santagostino

Angelo Santagostino

Editorialista

Il presidente turco Erdogan
Il presidente turco Erdogan

Nella crisi geopolitica iniziata con l’aggressione russa all’Ucraina e i suoi riflessi sul Mar Nero, poi fattasi più grave con la guerra nel Golfo e le sue conseguenze sugli stretti di Hormuz e di Bab-el-Mandeb, le acque del Mediterraneo erano sinora rimaste relativamente tranquille.

Di fatto immuni dalle tensioni di queste crisi. Si trattava, tuttavia, di una calma apparente. In effetti già nel 2019, quindi quasi tre anni prima della guerra in Ucraina, Turchia e Libia avevano posto le basi del contrasto emerso pochi giorni fa, quando il 21 di questo mese, la Camera dei rappresentanti della Libia orientale ha ratificato l’accordo con la Turchia, con il quale i due Paesi, su loro esclusiva iniziativa (dunque senza alcun coinvolgimento e ancor meno approvazione da parte dell’Onu), hanno istituito un confine marittimo, a sud dell’isola greca di Creta. In sostanza, per stabilirlo, Turchia e Libia hanno arbitrariamente esteso le rispettive zone economiche esclusive, invadendo – oltre la greca – pure quelle di Cipro ed Egitto.

Originariamente l’accordo era stato firmato dalla Turchia del sultano Erdogan con l’allora Governo di accordo nazionale di Tripoli, guidato da Fayez al-Sarraj. Immediate le reazioni negative dei tre paesi direttamente coinvolti, ma anche dell’Ue, a difesa della sovranità di due suoi membri. L’Europa era rimasta spiazzata dalla mossa di Sarraj, da lei sostenuto, così come dalla Turchia. Vi era, tuttavia una fondamentale differenza tra i due. I soci dell’Ue avevano risposto «picche» alla richiesta di armi da parte di Sarraj, mentre Erdogan si era affrettato a fornirgliele.

Armamenti necessari per contrastare l’offensiva del Governo di Tobruk, guidato dal generale Khalifa Haftar, sostenuto dalla Russia. Di qui il trattamento preferenziale di Tripoli verso Ankara. Tuttavia, era stata proprio la Camera dei rappresentanti della Libia orientale a respingerlo. La Turchia aveva così optato per mantenerlo in sospeso, avviando una sottile e penetrante azione diplomatica con Haftar.

Probabilmente accompagnata da aiuti militari, in base all’usuale politica di Erdogan del simultaneo sostegno a due contendenti. I risultati sono infine arrivati. Il governo di unità nazionale di Tripoli ha accolto con evidente soddisfazione la ratifica. Succede così un fatto paradossale. La Libia, pur continuando ad essere divisa tra due governi, è unita in una stretta alleanza con la Turchia tramite un accordo bilaterale forte di una triplice ratifica. Parrebbe una contraddizione in termini, ma non lo è. Un capolavoro diplomatico del Sultano, bisogna riconoscerglielo.

L’accordo ha una forte valenza energetica. Prevede l’esplorazione di idrocarburi da parte della Turchia nelle acque territoriali libiche. Apre la strada alle compagnie turche per operazioni di perforazione. Comunque, in attesa della ratifica, già dal 2025 la Turkish Petroleum Corporation aveva firmato un memorandum con la National Oil Corporation per indagini sismiche nelle acque libiche. Una premessa per future, ma di un futuro oramai imminente, perforazioni. Insomma, la Turchia sta allungando le mani sul petrolio libico.

La rappresentante della politica estera, Kaja Kallas, ha denunciato come quell’intesa «violi i diritti sovrani di Stati terzi e non sia conforme al diritto del mare». A nome dell’Ue, lo ha così dichiarato «nullo e privo di effetti» e inidoneo a produrre «alcuna conseguenza giuridica per Stati terzi», ossia per la Grecia e per Cipro. Molto negative anche le reazioni greche. Ne ha approfittato l’opposizione al governo di Kyriakos Mitsotakis, per parlare di una sconfitta della politica estera greca.

Quale la reazione turca? Semplice, riflette la tipica mentalità del Paese: «Si tratta di un accordo assolutamente legittimo dal punto di vista legale e politico. Non c’è bisogno di discuterne». Così il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha commentato. Per poi, bontà sua, aggiungere: «Promuove la stabilità regionale e una cooperazione reciprocamente vantaggiosa». Nessun dubbio sul vantaggio reciproco. Molti sulla prossima tranquillità delle acque mediterranee.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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