Lo zar e il jihadista: nuova Siria a Mosca

Abu Mohammed al-Julani ha incontrato qualche giorno fa Putin: punta a ridefinire la funzione della presenza russa, negoziando il ruolo strategico delle basi di Tartus e Khmeimim
Abu Mohammed al-Julani e Vladimir Putin - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
Abu Mohammed al-Julani e Vladimir Putin - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
AA

Abu Mohammed al-Julani, il neo presidente di quella porzione di Siria strappata alla fine del 2024 al controllo del regime di Bashar al-Assad, è uomo dai mille nomi e dalle molteplici identità. Nei documenti di al-Qaida, che ne attestano la militanza jihadista come capo del Fronte al-Nusra, branca siriana dell’organizzazione e allora alleata dell’Isis, figurava come al-Golani al-Suri. La formula onorifica con cui firmava i suoi sermoni all’interno del gruppo islamista Hay’at Tahrir al-Sham, al cui vertice ha assunto il potere effettivo nel Paese, era invece al-Sheikh Abu Muhammad. Per altri ancora era noto come Abu Ahmad al-Darawi, indicante la regione di Daraa.

Oggi si presenta ufficialmente come Ahmed al-Sharaa, abbandonando definitivamente il nom de guerre di al-Julani, che richiamava la sua provenienza dal Golan, alture strategiche ancora in mano israeliana e zona cuscinetto cruciale per la sicurezza dello Stato ebraico. È con questo nome che il 15 ottobre è stato ricevuto al Cremlino, in qualità di «presidente siriano» e non come «presidente ad interim», o «capo della nuova Amministrazione siriana», definizioni utilizzate nei documenti dell’Unione Europea e dalla Farnesina.

Si tratta di una scelta densa di significato, con implicazioni di ampia rilevanza geopolitica, che travalicano gli obiettivi dichiarati dell’incontro, ufficialmente destinato a ridefinire le relazioni bilaterali dopo il collasso del regime ba‘thista e a esaminare dossier di natura istituzionale, economica e di sicurezza. Molteplici, e in parte convergenti, appaiono le finalità che questo vertice ha cercato di perseguire: esse rispondono tanto a esigenze di consolidamento interno quanto a un riposizionamento internazionale del nuovo assetto siriano.

Almeno quattro gli obiettivi principali di al-Sharaa. In primo luogo, la visita rappresenta un passo verso la legittimazione internazionale e il riconoscimento esterno: il contatto diretto con la Russia segna un gesto simbolico di trasformazione di una leadership insurrezionale in un soggetto statale potenzialmente riconoscibile sul piano diplomatico.

Consapevole della fragilità del proprio potere e della persistente frammentazione territoriale - con la presenza di Forze Democratiche Siriane, gruppi residuali dell’Isis, milizie tribali o locali, anche sciite, e fazioni filo-turche - il nuovo capo di Damasco punta a ridefinire la funzione della presenza russa, negoziando il ruolo strategico delle basi di Tartus e Khmeimim e ottenendo garanzie che Mosca non sostenga più elementi del vecchio apparato, né forze esterne ostili al nuovo ordine siriano. Si tratta di una cooperazione che può essere intesa al tempo stesso come garanzia di sicurezza e come strumento di stabilizzazione in vista della ricostruzione nazionale.

Terzo obiettivo, la ricerca di risorse economiche: il leader siriano mira a ottenere impegni russi in materia di aiuti, contratti energetici e programmi infrastrutturali, considerati essenziali per consolidare la transizione post-bellica e sostenere la stabilità interna. I costi della ricostruzione sono stimati tra i 250 e i 400 miliardi di dollari e per il Cremlino tale processo potrebbe offrire un’occasione per riassorbire parte delle capacità produttive, impiantistiche e tecniche dell’industria militare, favorendo il graduale passaggio da un’economia di guerra a una civile nel contesto post-ucraino.

Infine, l’incontro risponde all’esigenza di ridelineare l’immagine esterna di Hay’at Tahrir al-Sham, presentandola come attore politico razionale e non più esclusivamente ideologico-fondamentalista. Il tentativo di una «de-radicalizzazione dall’alto» mira a promuovere la progressiva normalizzazione dei rapporti con gli attori statali e a ridurre l’isolamento internazionale che ha sinora limitato l’azione del nuovo governo.

La normalizzazione politica di un ex-attore jihadista, o la sua trasformazione in potere statale, costituisce un precedente che altri movimenti della regione, come Hamas o Hezbollah, seguiranno con estrema attenzione. Essa potrebbe infatti alimentare una tendenza all’istituzionalizzazione delle forze combattenti che esercitano un controllo effettivo sul territorio, fenomeno già ampiamente analizzato nella letteratura sulla governance jihadista, e comportare un cambiamento di paradigma nelle strategie di contrasto al terrorismo: non più orientate esclusivamente allo sradicamento, ma sempre più alla gestione e integrazione entro nuovi equilibri politico-istituzionali.

L’apertura di Mosca verso al-Sharaa risponde invece a una logica di realismo strategico più che ideologico. Pur essendo stata per anni il principale sostenitore di Assad, la Russia si adatta ora al nuovo equilibrio siriano, consapevole che il mantenimento delle basi militari e dell’influenza nel Mediterraneo orientale passi anche attraverso rapporti pragmatici con chi detiene il controllo effettivo del territorio. La scelta riflette la volontà del Cremlino di evitare l’isolamento geopolitico e riaffermarsi come potenza indispensabile nella gestione delle crisi mediorientali, capace di dialogare con interlocutori diversi e persino controversi.

Inoltre, il canale con al-Sharaa rappresenta un utile strumento di contenimento nei confronti di Ankara e Teheran, permettendo a Mosca di bilanciare le influenze concorrenti in Siria e consolidare il proprio ruolo nel Levante. Da uomo dalle molte fattezze, al-Julani emerge ora come interlocutore internazionale riconosciuto: la sua trasformazione da capo insurrezionale a protagonista politico in Siria non ridefinisce solo il potere locale, ma crea un precedente destinato a influenzare strategie e alleanze in gran parte del Medio Oriente.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.