Trump e Xi Jinping, il peso di detto e non detto

Tre giorni fa il primo contatto diretto tra i due leader dall’inizio dell’estate: la telefonata tuttavia non sembra segnare una svolta epocale, bensì un passaggio tattico
Una stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping risalente al novembre del 2017 - Foto Epa/Roman Pilipey © www.giornaledibrescia.it
Una stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping risalente al novembre del 2017 - Foto Epa/Roman Pilipey © www.giornaledibrescia.it
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Una linea diretta tra Washington e Pechino, una conversazione che dura più di un’ora e che viene subito descritta come «produttiva»: così Donald Trump e Xi Jinping hanno cercato venerdì di dare respiro a un rapporto bilaterale che da mesi sembra oscillare tra la contrapposizione e la necessità di dialogo. Si tratta del primo contatto diretto tra i due leader dall’inizio dell’estate, e il solo fatto che i rispettivi uffici abbiano parlato di «progressi» è stato sufficiente per alimentare speculazioni sul possibile avvio di una fase più dialogante.

Ma, dietro l’apparenza di collaborazione si celano ambiguità, calcoli politici e non poche incognite. Il tema più immediato e simbolicamente rilevante è TikTok. L’app di ByteDance è da mesi al centro di una battaglia politica negli Usa, dove il Congresso ha imposto la cessione delle sue attività americane per evitare un divieto totale. Trump ha affermato che Xi avrebbe «approvato il deal», lasciando intendere che Pechino sia pronta a accettare un compromesso. Tuttavia, non sono stati forniti dettagli concreti: resta da chiarire chi controllerà l’algoritmo che regola i contenuti, e se la parte cinese sarà disposta a cedere davvero una parte sostanziale del suo asset più prezioso.

Senza una risposta chiara, l’eventuale intesa rischia di rimanere più un annuncio politico che una soluzione praticabile. La questione di TikTok si inserisce in un contesto più ampio di competizione tecnologica e di sicurezza nazionale. Per Washington, limitare l’influenza cinese in settori come i social media, i semiconduttori e l’intelligenza artificiale è diventata una priorità strategica, non solo economica. Per Pechino, invece, difendere le proprie aziende significa rivendicare la sovranità tecnologica e opporsi a quella che viene descritta come un’ingerenza arbitraria nelle regole del mercato globale. La telefonata, in questo senso, appare come un tentativo di trovare un punto di equilibrio temporaneo, un modo per rinviare uno scontro frontale.

Accanto a TikTok, i due leader hanno toccato il tema delle tariffe commerciali. Trump e Xi hanno parlato di possibili passi avanti, ma ancora una volta senza precisare quali misure concrete potrebbero essere prese. La Cina ha già avvertito che eventuali restrizioni unilaterali americane rischierebbero di compromettere ogni progresso. È un linguaggio che tradisce la diffidenza reciproca e che lascia intendere che la strada per una de-escalation commerciale sarà lunga e accidentata. L’impressione è che nessuno dei due leader voglia davvero concedere troppo, ma entrambi abbiano interesse a mostrare all’opinione pubblica di avere la situazione sotto controllo.

Il quartier generale di ByteDance con il logo di Douyin, l'omologo cinese di TikTok - Foto Epa/Wu Hao © www.giornaledibrescia.it
Il quartier generale di ByteDance con il logo di Douyin, l'omologo cinese di TikTok - Foto Epa/Wu Hao © www.giornaledibrescia.it

La conversazione ha toccato anche temi apparentemente meno legati all’agenda bilaterale, come la guerra in Ucraina e il traffico di fentanyl. Trump ha dichiarato che Xi avrebbe espresso il desiderio che il conflitto si concluda, ma non è chiaro se si tratti di un impegno concreto o di una formula diplomatica. Quanto al fentanyl, da tempo uno dei punti più delicati nei rapporti tra Washington e Pechino, le promesse di cooperazione sono state accolte con scetticismo, poiché già in passato impegni simili non hanno prodotto risultati tangibili.

Eppure, a colpire è anche ciò che non è stato detto. Taiwan non compare nei comunicati ufficiali, ma molti osservatori hanno ipotizzato che il tema sia stato comunque presente, almeno come sfondo implicito. Alcuni commentatori hanno sottolineato che la recente decisione della Casa Bianca di congelare un pacchetto di aiuti militari a Taipei per centinaia di milioni di dollari, potrebbe essere letta come un segnale di distensione verso Pechino. Più probabilmente si tratta di una misura tattica, funzionale a inserire un margine negoziale in vista dei prossimi incontri faccia a faccia tra i due leader.

Tuttavia, il solo fatto che simili interpretazioni circolino dimostra quanto ogni gesto, ogni pausa e persino ogni omissione siano analizzati alla ricerca di indizi su un possibile riposizionamento americano nello Stretto. Il nodo taiwanese resta dunque in sospeso. È un promemoria del fatto che il dialogo tra Usa e Cina, per quanto distensivo, si muove sempre all’ombra di questioni strategiche che difficilmente possono essere risolte con una semplice telefonata. E proprio per questo la vicenda conferma il carattere fragile e temporaneo di questa apparente tregua: se Taiwan dovesse riemergere in modo esplicito sul tavolo dei negoziati, le dinamiche potrebbero cambiare radicalmente.

Xi Jinping e Donald Trump - Foto Epa/Xinhua © www.giornaledibrescia.it
Xi Jinping e Donald Trump - Foto Epa/Xinhua © www.giornaledibrescia.it

Guardando all’insieme, la telefonata del 19 settembre non sembra segnare una svolta epocale, ma piuttosto un passaggio tattico. Trump può presentarla come prova della sua capacità di ottenere risultati concreti, mentre Xi può mostrare di essere un leader disposto al dialogo senza apparire debole. Entrambi hanno interesse a evitare un’escalation incontrollata: Trump perché deve mostrare risultati alla vigilia di nuove sfide politiche interne e internazionali; Xi perché deve gestire un’economia che affronta pressioni crescenti e non può permettersi ulteriori shock esterni. Ma la distanza tra dichiarazioni e realtà resta ampia. La questione dell’algoritmo di TikTok non è risolta, le tariffe rimangono in vigore, la cooperazione su Ucraina e fentanyl è tutta da verificare, e Taiwan resta un’ombra ingombrante.

È probabile che la telefonata serva soprattutto a preparare il terreno per i prossimi appuntamenti: l’incontro bilaterale previsto a margine del summit Apec in Corea del Sud, a fine ottobre, e la visita di Trump in Cina, annunciata per inizio 2026. Allora si vedrà se alle parole seguiranno fatti concreti. In definitiva, l’impressione è che la competizione tra Usa e Cina non conosca tregue reali, ma solo pause tattiche. La telefonata Trump-Xi è una di queste: utile per disinnescare le tensioni più acute, necessaria per inviare segnali positivi ai mercati e all’opinione pubblica, ma insufficiente a modificare in profondità la logica di rivalità sistemica che ormai struttura i rapporti tra le due potenze. Proprio per questo, se da un lato la conversazione può essere letta come un passo avanti, dall’altro rappresenta solo un fragile equilibrio, destinato a essere messo alla prova da questioni ben più complesse di un accordo su TikTok.

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