L’Italia crescerà poco e la politica non aiuta

Tra i rischi al ribasso sono citate le tensioni geopolitiche globali e le persistenti incertezze riguardo alle politiche commerciali internazionali
Palazzo Chigi - © www.giornaledibrescia.it
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Le previsioni autunnali elaborate dalla Commissione europea «mostrano una crescita continuativa nonostante le sfide del contesto»: così il comunicato stampa di lunedì per la presentazione delle previsioni macroeconomiche per il triennio 2025-’27. Tra i rischi al ribasso sono citate le tensioni geopolitiche globali e le persistenti incertezze riguardo alle politiche commerciali internazionali. La crescita prevista toccherà l’1,5% nel 2027, partendo da valori un poco inferiori nel 2025-’26. Per confronto, gli Stati Uniti, pur in netta decelerazione rispetto all’anno scorso, avranno una crescita superiore a quella dell’Ue nell’intero triennio di previsione.

All’interno della Ue, crescite più robuste si avranno in Polonia, Svezia e in quasi tutti i Paesi del Sud Europa; tranne l’Italia, che quest’anno crescerà solo dello 0,4% (in rallentamento dopo il già modesto 0,85% del biennio trascorso), per salire allo 0,8% nel 2026-’27; considerando l’intero triennio 2025-’27, l’Italia sarà ultima nell’Unione (anche i Paesi messi un poco peggio quest’anno – come Germania, Austria e Finlandia – ci sorpasseranno nel prossimo biennio). Abbiamo quindi la conferma di un sistema economico poco dinamico, meno capace di incorporare innovazioni, come avvalorato dalla dinamica della produttività (anche in questo campo stiamo agli ultimi posti nell’Ue).

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Resta perciò il rammarico che non si è intervenuti in modo più efficace con la manovra finanziaria, ora all’esame del Parlamento, pur nel rispetto delle compatibilità di bilancio. I dati della Commissione confermano che già quest’anno il disavanzo pubblico dovrebbe scendere al 3% del Pil (mentre Paesi come Francia, Belgio, Austria, Finlandia e diversi Paesi dell’Est Europa sarebbero sopra), rendendo probabile in primavera l’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione del Patto di Stabilità.

Il Parlamento non sta migliorando la Manovra presentata. Anzi, gli emendamenti in discussione riguardano aspetti più o meno marginali (tassa sull’oro o sulle criptovalute) o addirittura peggiorativi, come nel caso di una nuova «sanatoria» edilizia, oltre ai condoni fiscali già proposti, che alla lunga favoriscono l’economia sommersa, come ammonito questa settimana dal governatore Panetta (l’economia «irregolare», seppur in lieve calo, rappresenta ancora il 10% del Pil).

Nei giorni scorsi si è molto discusso anche della proposta di una «patrimoniale». Da un lato, i partiti dell’opposizione hanno sbagliato a parlare di un’ipotesi di «patrimoniale» in modo generico, allarmando anche i piccoli proprietari di case od i piccoli risparmiatori. Dall’altro lato, anche i partiti di maggioranza sbagliano a rigettare qualunque imposta di questo tipo, anche sui grandi patrimoni. D’altra parte, la stessa Ocse suggerisce da tempo all’Italia l’introduzione di una patrimoniale, spostando parte della tassazione dal lavoro alla proprietà, come pure l’aumento delle estremamente basse (in un confronto internazionale) imposte di successione.

In realtà, pur senza arrivare a confrontare l’estrema opulenza di personaggi aventi Elon Musk come modello con, all’estremo opposto, la diffusa povertà (in Italia, ad esempio, la povertà assoluta affligge il 10% della popolazione), ben possiamo renderci conto delle inaccettabili diseguaglianze che caratterizzano le odierne società.

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