L’Argentina verso le elezioni: Milei tra crisi economica e scandali

A circa due anni dall’inizio del mandato, il presidente argentino Milei sta fronteggiando la peggior crisi del suo governo. E questo in attesa del risultato definitivo delle elezioni locali a Buenos Aires e in vista delle Legislative di ottobre.
Nel 2023, l’alfiere dell’anarcoliberalismo, eletto miglior economista del 2025 dall’Ordine degli Economisti Brasiliani, aveva ereditato l’Argentina sull’orlo del default economico.
I pacchetti di misure annunciati con euforia nei primi mesi di governo per ridurre la spesa pubblica e gli «sprechi» hanno ulteriormente affondato l’economia argentina. E non poteva essere altrimenti, visto che la diminuzione del deficit fiscale e dell’inflazione (almeno quella nominale) presentati come grandi risultati, non sono altro che i classici artifici delle cosiddette «economie e finanze creative» di stampo neoliberale. La realtà è ben altra ed è drammatica. Sono aumentate la miseria, la povertà e la diseguaglianza. È il costo sociale da pagare alla ricetta varata da colui che ama rappresentarsi come il «topolino» che rode lo Stato dal suo interno.
Gli investimenti infrastrutturali, cosi come le politiche pubbliche nei settori dell’educazione, sanità e ricerca, sono pressoché nulli. E in assenza di un progetto di sviluppo nazionale, i «giovani cervelli» argentini sono in fuga verso i paesi confinanti (Brasile, Uruguay etc.).
A peggiorare ulteriormente il quadro politico, economico e sociale, sta contribuendo in questi ultimi tempi uno scandalo di corruzione che coinvolge Milei e la sua famiglia.
In alcuni audio trapelati il 20 agosto, in attesa di perizia giudiziaria sulla loro veridicità, l’ex direttore di Andis (Agenzia Nazionale per la Disabilità), Diego Spagnuolo, sostiene che Karina Milei, sorella del presidente e anche segretaria generale della presidenza, avrebbe ricevuto tangenti per i farmaci venduti allo Stato nell’ambito di un sistema di corruzione esteso a una catena di farmacie. Spagnuolo ha affermato che l’8% di ogni acquisto di farmaci era destinato a pagamenti illeciti, di cui il 3% andava a Karina Milei.
La risposta di Milei è stata in linea con la retorica del complottismo ordito dalla casta corrotta degli oppositori - nel caso l’ala kirchnerista del peronismo - ai danni del «povero» presidente, «vittima» di un piano diabolico teso a fargli perdere la maggioranza nelle imminenti elezioni legislative.
È un tratto dominante dei principali leader populisti, i quali si presentano come gli alfieri della libertà in tutte le sue espressioni e dello «stato minimo», salvo poi, una volta al potere, usare lo stato per risolvere i conflitti di interessi o piazzare la famiglia in prestigiosi incarichi politici, come è accaduto con Bolsonaro e la sua famiglia in Brasile.
Per tentare di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dallo scandalo di corruzione, il governo Milei ha provato a controllare l’inflazione, gestendo l’aumento della domanda di dollari, che ha spinto il valore della valuta vicino al limite superiore della fascia di oscillazione stabilita dal governo di 1.467 pesos per dollaro. Si tratta della soglia oltre la quale la Banca Centrale Argentina può intervenire sul mercato. Fino ad allora, il governo aveva aumentato il tasso di interesse di riferimento del Paese nel tentativo di contrastare l’apprezzamento del dollaro, ma la strategia si è rivelata insufficiente.
Insomma, di male in peggio il governo Milei, tra «magie» economico-finanziarie, scandali di corruzione, contestazione sociale e rischi di perdere la maggioranza alle prossime elezioni legislative.
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