Opinioni

Tra discriminazione e diseguaglianze: le ombre nell’Argentina di Milei

Il presidente nel solco dell’anarcoliberismo ama rappresentarsi come il «topolino» che rode lo Stato dal suo interno
Fabio Gentile

Fabio Gentile

Editorialista

Il presidente argentino Javier Milei - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il presidente argentino Javier Milei - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Alcune settimane fa, circa un milione di persone hanno manifestato nelle piazze di Buenos Aires in occasione della Marcia dell'Orgoglio Antifascista e Antirazzista.
L’evento, organizzato dai movimenti popolari, è stato una risposta al discorso carico di incitamento alla discriminazione e all’odio razziale e di genere, tenuto dal presidente argentino Javier Milei al World Economic Forum, a Davos, in Svizzera, a gennaio.

In quella circostanza, Milei ha attaccato alcuni dei principali valori progressisti – il femminismo, l’ambientalismo e l’identità di genere –, accusando le persone trans di «danneggiare irreversibilmente i bambini sani attraverso trattamenti ormonali e mutilazioni». Insomma, un campionario dei peggiori pregiudizi verso la comunità LGBTQIA+. Nell’occasione, Milei, forte dell’appoggio ricevuto dai leader dell’estrema destra globale (Donald Trump, Benjamin Netanyahu, Viktor Orbán e Giorgia Meloni), ha anche approfittato per difendere le dure politiche di austerità economica del suo governo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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