Per decenni abbiamo progettato fabbriche intorno all’uomo, introducendo poi l’automazione per sostituire alcune attività manuali. L’intelligenza artificiale e la nuova robotica ci pongono oggi una domanda diversa: ha ancora senso continuare a progettare le fabbriche con la stessa logica del passato? La prospettiva cambia quando l’intelligenza artificiale incontra il mondo fisico. Sensori e sistemi di visione raccolgono informazioni; i modelli digitali simulano processi e alternative; software e algoritmi elaborano i dati; macchine e robot eseguono operazioni e, dove previsto, le adattano alle condizioni rilevate.

La fabbrica del futuro non sarà soltanto quella di oggi con più tecnologia, ma una fabbrica progettata diversamente: più integrata, più adattabile, capace di utilizzare meglio le risorse e soprattutto le competenze umane. Molte realtà italiane realizzano per clienti internazionali sistemi chiavi in mano che integrano macchine utensili, robot e automazione. In alcune linee il materiale entra come grezzo da cassone o barra e attraversa lavorazioni, movimentazioni, lavaggio e pallettizzazione senza trasferimenti manuali intermedi. Anche i controlli possono avvenire durante il processo, anziché soltanto a posteriori. Alcune linee ricevono dal gestionale ricette e quantità da produrre, eseguendo automaticamente le regolazioni previste per il cambio di produzione.
Queste esperienze indicano una direzione: progettare fin dall’origine processi nei quali automazione e competenze umane svolgano funzioni complementari. Il punto non è riempire di umanoidi la fabbrica esistente. È ripensare il sistema produttivo sapendo che persone, macchine, robot, sistemi di visione e software hanno capacità differenti e possono ciascuno occuparsi di funzioni differenti, ma integrate.
Alle macchine affideremo sempre di più ciò in cui eccellono: ripetibilità, precisione, misura, correzione in retroazione, movimentazione, calcolo e analisi di grandi quantità di dati. Alle persone devono restare soprattutto le attività nelle quali esperienza, comprensione del contesto, creatività, responsabilità e capacità di affrontare l’imprevisto producono valore differenziante. Il tema, quindi, non è la fabbrica senza persone. È una fabbrica nella quale le persone non vengano utilizzate per svolgere attività che macchine e software possono eseguire meglio, ma per progettare, governare, migliorare e affrontare ciò che non è standardizzabile.
Questa prospettiva modifica anche il modo in cui si misura l’automazione. Non conta quanti operatori vengono sostituiti da una macchina, ma quanto il sistema riesce a rendere continuo il flusso tra informazione, movimentazione, lavorazione, controllo e decisione. È in questa integrazione che robotica e AI possono migliorare la produttività, valorizzando il ruolo umano.
Francesco Buffoli - Co-Ceo di Buffoli Industries



