Opinioni

Informazione sotto assedio: credibilità alla prova dello scontro politico

La vicenda della trasmissione televisiva Report, e del suo mentore ed interprete Sigfrido Ranucci, pone davanti a diverse riflessioni
Sigfrido Ranucci - Foto Ansa/Giuseppe Lami © www.giornaledibrescia.it
Sigfrido Ranucci - Foto Ansa/Giuseppe Lami © www.giornaledibrescia.it

Ma siamo sul margine del precipizio di una epocale catastrofe socio-economica intrecciata con un aspro ribaltamento politico-istituzionale, oppure alla vigilia di un rilancio dell’intero sistema paese? Se sfogliamo i giornali od ascoltiamo i dibattiti televisivi, che ormai si manifestano come scontri al calor bianco che innescano denunce tra le parti, ci troviamo nell’imbarazzo della scelta degli orizzonti ai quali fare riferimento. E si capisce il perché degli scambi, non solo dialettici, a tutto campo. Per legittimare una testata piuttosto che un’altra e dare respiro ad una delle opinioni contrapposte.

La vicenda della trasmissione televisiva Report, e del suo mentore ed interprete Sigfrido Ranucci, tiene banco nella testimonianza che l’informazione è un alfiere in campo, che ha tutta l’intenzione di giocare la propria partita da protagonista. Quindi gli altri soggetti presenti la agevolano, oppure la contrastano, in ragione delle mosse che vengono compiute e delle finalità che sembrano adombrare. Su cosa voleva effettivamente ottenere Valter Lavitola, con il rumoroso attentato controllato ideato, e dove vuole arrivare Ranucci, non accettando di farsi da parte in attesa dei chiarimenti giudiziari, la discussione è aperta. In realtà supera i confini di quell’accadimento, che ha il suo percorso realizzativo. Siamo alle prese con la riscrittura del nostro modo di costruire i giudizi di merito della pubblica opinione.

È lecito passare dal racconto cronachistico degli avvenimenti alla loro costruzione, per indirizzare le interpretazioni e pilotare le visioni di verità che non vengono tenute nascoste ma proposte come uniche? Perché indicare la trasmissione Report, e la sua conduzione personale rivendicata come identitaria e quindi insostituibile, quale depositaria inalienabile dello svelamento necessario di quanto di illecito viene compiuto su specifici versanti monitorati?

Lo scontro su Report chiama in causa il ruolo che assume tutta l’altra informazione. Invogliata ad essere pure lei protagonista, ma con altre modalità. C’è, invece, la tentazione di adottarne i metodi, perché sarebbero accattivanti e attraenti. Quindi premiali. Ma a quale prezzo? Le testate d’area martellano le loro verità, convinte che così avranno riscontro tra i loro affiliati, fino a portarli ad assecondare determinati comportamenti politici che sono la ragione di fondo della loro azione. Siamo allo snodo decisivo.

L’informazione viene approcciata con forza perché assecondi una precisa finalità politica, che ha la sua scadenza nel voto generale del prossimo anno. Quella che non fa il tifo per una delle curve contrapposte - si tratti del delitto di Garlasco o della questione degli immigrati clandestini - è chiamata ad un supplemento di responsabilità: stare in campo liberamente. Non è cosa di poco conto. Proprio per questo va perseguita con tenace costanza. La posta è la credibilità dell’informazione tutta, in quanto tale. Riguarda sia gli addetti ai lavori sia l’intera opinione pubblica.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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