Opinioni

Il perenne movimento di un buon equilibrio

La fatica mentale quotidiana nasce quando ci poniamo obiettivi che non riguardano soltanto ciò che possiamo fare, ma anche ciò che vorremmo accadesse

Annalisa Strada

Commentatrice

Resta in equilibrio e arriverai dove vorrai
Resta in equilibrio e arriverai dove vorrai

Vittoria è una di quelle persone che, sulla carta, hanno una vita tribolata. Perde il padre quando è molto giovane; la madre avvia un progetto sociale che ha appena iniziato a funzionare quando viene colpita da una malattia degenerativa che la costringe a cedere il timone. Vittoria le subentra mentre però è nel pieno dell’organizzazione di una rete di piccole imprese che lei stessa ha ideato. Il suo telefono è rovente, le sue giornate lunghissime. Eppure lei c’è, sempre.

Nel frattempo ha costruito una famiglia simpatica, di gente per bene. Ho trascorso mezza giornata con lei e mi sono chiesta: come si fa? Gliel’ho chiesto. La sua risposta è stata una contro-domanda: «Come mai pensi che non si possa fare?».

Siccome non si dovrebbe mai rispondere a una domanda con un’altra domanda, ho insistito. La filosofia di Vittoria è questa: la fatica mentale quotidiana nasce quando ci poniamo obiettivi che non riguardano soltanto ciò che possiamo fare, ma anche ciò che vorremmo accadesse o che riteniamo dovrebbe accadere. In questo modo, ogni contrattempo diventa uno scontro tra noi e il resto del mondo.

Se invece definiamo il nostro percorso tenendo conto della possibilità di cambiarlo strada facendo, contrattempi e disguidi diventano semplici ostacoli da aggirare, nel modo meno dispendioso possibile in termini di energia. In altre parole: resta in equilibrio e arriverai dove vorrai, anche cambiando meta e prospettiva. Come si impara andando in bicicletta, per mantenere l’equilibrio bisogna muoversi.

Del resto, quando le persone – come il mondo – si trovano in una condizione di stabilità, raramente ne fanno buon uso: si buttano a capofitto in ciò che hanno davanti. E tuffarsi, in fondo, è anche un modo piuttosto goffo di cadere di testa. Meglio guardare avanti o, meglio ancora, tenere lo sguardo mobile: come chi attraversa una piazza affollata senza urtare nessuno, leggendo le traiettorie e lasciandosi sempre un margine.

Ho riassunto quello che Vittoria mi ha spiegato, con vari esempi, in un quarto d’ora di chiacchiere. Poi siamo state interrotte da una chiamata. È durata parecchio e, quando ha riattaccato, ha alzato gli occhi al cielo: «Perché mai la gente sceglie di vivere tra una crisi isterica e l’altra?». In effetti, a parte l’inevitabile, sarebbe il caso di viversela meglio. E di più.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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