Le buone idee sono in sé ottimiste

Ci sono viaggi che sembrano non finire mai. Aspetti il treno, è in ritardo e non sai dove sederti. Intanto il ritardo aumenta, tira un vento gelido e trovare un bagno richiede energie degne di miglior causa. Il treno arriva e qualcuno sta occupando il tuo posto.
Arrivi alla prima tappa intermedia e corri, perché non puoi perdere la tua ultima possibilità, e impari a stare alla larga dai trascinatori di trolley rasoterra, vere trappole per scattisti ingenui. Scarti gli immersi nello smartphone e i perdigiorno che cincischiano all’imbocco delle scale. Il secondo treno ti fa il favore di essere puntuale. Mancherebbe solo la tratta in metro per raggiungere l’auto. Peccato ci sia lo sciopero e che, per il taxi, a occhio, tu abbia davanti una novantina di persone. Un’oretta in piedi, al fresco, con il bagaglio, e forse è davvero fatta. Forse.
È il momento della consolazione meschina: in fondo, non sei mica tra quelli appena accodati, che chissà quando lo vedono un taxi. E, soprattutto, non sei sotto i tiri incrociati di missili e contraerea. Nemmeno il tempo di finire il pensiero che arriva quella che salta la fila. Un pochino come accendere un cerino in una polveriera. Divampa la rissa verbale. La furba risponde in inglese e, a quel punto, in parecchi si improvvisano poliglotti. Ne esce una disputa molto interessante, almeno dal punto di vista lessicale. L’intrufolata viene ricacciata indietro e si guadagnano dieci centimetri.
Mentre il buio avanza, l’umore arretra e la temperatura si abbassa, in tutti i sensi, arriva il fortunato colpo di coda. Una voce si alza: «Io vado in direzione sud» e dichiara la piazza che deve raggiungere. «C’è qualcun altro?» La magia si compie. Un viaggiatore alza la mano. Condivideranno l’auto. Un paio di altri annunciano un indirizzo e trovano compagni di strada.
Mi sarei aspettata una partecipazione maggiore: era un’ottima idea per accorciare i tempi, ridurre i costi, contenere l’impatto e dimostrare che una buona intuizione può cambiare la tendenza. Sulle decine e decine di persone in fila, l’iniziativa ha attecchito su un paio di dozzine. A lanciarla è stata una ragazza minuta, dai capelli castani lunghi e con una valigia gigantesca. Non ho idea di come si chiami, ma è bello, in un mondo che mugugna e litiga, provare a essere quello che trova la risposta utile.
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