Il campo largo disertato da Conte

Salvo un colpo di scena dell’ultimo momento, all’Assemblea costituente di fine novembre il M5s volterà pagina. Il Movimento del Vaffa darà il Vaffa al suo ideatore e fondatore e incoronerà il suo leader attualmente in sella. Abbiamo usato il verbo «incoronare» non a caso.
Evidenzia bene, a nostro parere, l’intento che ha animato il dominus che l’assemblea ha fortemente voluto. Appunto: incoronare, ossia mettere il Movimento che fu animatore dell’utopica democrazia internettiana del suo fondatore visionario Casaleggio in un partito leaderistico. Anzi, si potrebbe osare e definirlo personalistico. Non si vede al momento chi possa, non diciamo contrastare la leadership di Giuseppe Conte, ma nemmeno eccepire sulle sue decisioni, visto che l’intero corpo dei dirigenti dipende dal suo ben volere.
Grillicidio a parte, non è ben chiaro, però, quali saranno i deliberati della Costituente. La procedura assai farraginosa adottata per l’individuazione dei quesiti da sottoporre all’assemblea non aiuta a capire gli orientamenti maturati. Non se ne desume, a ben vedere, se Grillo sarà davvero decapitato o solo alleggerito di alcune delle sue attribuzioni di garante.
Sembra invece scontato il ritiro del gadget di 300.000 euro annuali finora corrispostigli, con buona pace del proposito grillino di eliminare privilegi e regali dei politici! Nebbia fitta regna poi sull’identità politica del Movimento divenuto a pieno titolo - diciamo pure - ormai omologato a un partito qualsiasi. Forse cambierà addirittura il nome. Dovrebbe essere, questo, il suggello della rifondazione consumata. Sarà invece solo la sanzione ex post del cambiamento attuato in silenzio dall’avvocato di Volturara Appula, dopo che si è impadronito del M5s. Fine del vanto della creatura di Grillo di non essere «né di destra né di sinistra». Sarà invece rigorosamente e orgogliosamente «di sinistra», ma - attenti - sarà solo di una sinistra a geometrie e alleanze variabili.
Tutto resta vincolato al deliberato del leader di realizzare le sue ambizioni di potere. Il M5s resterà nel campo largo, ma solo se sarà «il campo giusto», giusto per l’avvocato del popolo, ossia con le presenze e i veti del caso, utili cioè ad esaltare il peso specifico del fu-M5s. Si confermerà disposto a stare col Pd, ma solo in una condizione di parità, e non di egemonia del partito della Schlein. Resterà in Occidente e nella Nato, ma senza far male a Putin. Per il resto, posizioni di sottopotere incluse (come s’è visto nel meticoloso accaparramento di poltrone in Rai) ognuno per conto suo.
Al di là dei deliberati della Costituente, non pensiamo di sbagliare nel prevedere che i futuri Cinquestelle (o come altro si chiameranno) potranno essere considerati dei progressisti come il Pd, ma rigorosamente indipendenti, ossia con le mani del tutto libere sia sulle alleanze che sulle politiche. Conte lo ha già fatto in passato formando il governo prima con la Lega, poi col Pd e infine con uno schieramento largo a sostegno di Draghi. In politica estera, parteggiando in cuor suo nella recente campagna elettorale statunitense per Trump.
Nella battaglia in corso per la conquista delle due regioni in lizza, Emilia e Umbria, defilandosi dal campo largo per svolgere una distratta campagna elettorale in solitario, come a voler lasciare all’alleato concorrente del Pd tutto l’onere della lotta e, nel caso di sconfitta in una delle due regioni, anche la responsabilità dello scacco subito.
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