In Umbria la vera incognita è il Movimento 5 stelle

Il centrodestra ha vinto tutte le ultime tornate elettorali
Giuseppe Conte - Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Le elezioni regionali in Umbria si svolgono contemporaneamente a quelle in Emilia-Romagna ma le due regioni, una volta entrambe «rosse», sono oggi molto diverse fra loro. L’Umbria, conquistata ormai da tempo dalla destra, ha nella sfidante Stefania Proietti (sindaco di Assisi dal 2016, dopo un ventennio di amministrazioni di colore opposto) una brillante risorsa per il centrosinistra «largo».

Dall’altra parte c’è Donatella Tesei, presidentessa uscente, eletta nel 2019 col 57,55% dei voti (58,84% di lista) contro il candidato del «campo largo» (il primo esperimento Pd-M5s fu fatto proprio il 27 ottobre del ’19 in Umbria) che si fermò ad un miserrimo 37,48% (36,8% di lista).

Del resto, i rapporti di forza sono delineati da tempo, anche se più attenuati: dopo i venti punti di distacco delle regionali, la destra ha ottenuto alle politiche il 45,9% contro il 46,8% delle opposizioni di centro e di sinistra, mentre alle europee il polo che a Roma fa riferimento alla Meloni ha conseguito il 49,7% contro il 46,6%.

I riferimenti numerici degli ultimi due anni - in voti, non in sondaggi - danno dunque, mediamente, un piccolo ma significativo vantaggio alla destra, che può essere incrementato sia dall’avere un uscente che di solito è favorito, sia dai voti aggiuntivi del movimento Alternativa popolare di Stefano Bandecchi, sindaco di Terni (si stima che possa portare alla destra circa diecimila voti, cioè almeno il 2%: una dote preziosa, in caso di gara equilibrata).

Dal canto suo, il centrosinistra ha nel Pd il suo punto di forza, anche se il partito della Schlein è costantemente al secondo posto (2019: Lega 37%, Pd 22,3%; 2022: FdI 30,8%, Pd 20,6%; 2024: FdI 32,6%, Pd 26,4%). L’incognita del «campo largo» è rappresentata dal rendimento elettorale del M5s: 7,4% nel 2019, 12,7% alle politiche, 8,9% alle europee. A destra, invece, la Lega è scesa al 7,7% alle politiche e al 6,8% alle europee, facendosi sorpassare da Forza Italia (8,4%, contro il 6,8% delle politiche e il 5,5% delle regionali).

Le liste del presidente contano poco: nel 2020, solo il 6% dei voti a destra, il 4% a sinistra. In quanto alla partecipazione elettorale, gli umbri sono sempre andati abbastanza numerosi alle urne, visti i tempi: 64,7% di affluenza alle regionali 2019, 68,8% alle politiche, 60,8% alle europee. Dunque, se i votanti scendessero sotto il 50%, ogni esito sarebbe possibile, perché la gara diventerebbe imprevedibile. Per ora, quella che sembrava l’occasione umbra per il 3-0 a favore del centrosinistra (che ora, persa l’occasione ligure, può essere al massimo 2-1 con l’Emilia-Romagna) diventa fonte di preoccupazione.

La riconferma della Tesei non sarebbe solo uno scampato pericolo per la Meloni (che non gradirebbe certo di perdere anche questa regione, dopo la Sardegna) ma diverrebbe verosimilmente la pietra tombale sul «campo largo». Visto il contrasto interno al M5s e il peso politico dei pentastellati (dai 30 ai 55 mila voti) c’è il rischio concreto che i seguaci di Grillo non votino la lista e il candidato o che ci sia una sostanziale smobilitazione più forte di quella che si osserva alle amministrative.

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