I piccoli Comuni restano fuori dai giochi politici

Per i loro Stati generali si trovano nella Nuvola, ma hanno i piedi ben radicati sul territorio. Sono i Municipi minori e con lo slogan «Piccoli Comuni, grandi cambiamenti» provano a mutare prospettiva. Si sono dati appuntamento domani al centro congressi La Nuvola a Roma. Saranno centinaia i sindaci e gli assessori nella capitale a rappresentare una realtà diffusa nel Belpaese.
Quali sono i Piccoli Comuni
Sono considerati Piccoli Comuni i municipi con una popolazione fino a 1.500 abitanti. Sui 7.900 enti locali italiani, sono poco meno di 5.500, pari quindi al 70% del totale. Di questi, oltre 2.100 hanno meno di mille abitanti, uno su quattro. Tra i piccolissimi, trecento sono lombardi e la nostra Regione è al secondo posto nella classifica dei Municipi minori, in testa il Piemonte con 450. Nel Bresciano, secondo il conteggio ufficiale del 2022 sono 135, a cominciare da Magasa con i suoi 102 abitanti, e Anfo con 487 cittadini, quindi Losine... ma non si tratta solo di territori di montagna, visto che in testa alla lista ci sono anche territori della Bassa come Acquafredda e Alfianello.
Tutto questo per dire che i Comuni con pochi abitanti sono una realtà radicata e diffusa sul territorio nazionale, sono la norma e non l’eccezione. Eppure lo Stato è piuttosto sbadato nei loro confronti. Sicché i Piccoli Comuni sono tanti ma hanno poche risorse, e quasi sempre non hanno neppure le forze per far fronte ai problemi che crescono, o per andare a reperire finanziamenti attraverso i meccanismi onerosi e complessi dei bandi. Intanto la situazione dei territori che devono amministrare diventa sempre più difficile, perché vengono meno i servizi essenziali. Chiudono le scuole, i servizi sanitari sono sempre più lontani, i trasporti sono ridotti e costosi, gli squilibri anagrafici in continuo aumento. La sfida della «restanza», da contrapporre all’inesorabile esodo, diventa più un mito che una reale scelta, soprattutto per le giovani generazioni.
I territori dei Piccoli Comuni sono allocati soprattutto nelle aree interne e le grandi infrastrutture tendono a non tenerli in considerazione. Restano così esclusi dalle reti tecnologiche e dalle prospettive di innovazione, dalle linee di trasporto e quindi dai collegamenti. Isolati e sconnessi.
Anche per ragioni di distanza, spesso fanno fatica a fare rete fra di loro, quando non sono motivi di campanile a rendere le distanze più forti di quanto non lo siano sulle mappe territoriali. Intanto l’amministrazione centrale non fa loro alcun sconto, mettendoli in difficoltà con gabbie burocratiche strette e rigide. E le prospettive di riforme sembrano lasciare i Piccoli Comuni fuori dai giochi.
Fuori dai giochi
Ogni logica è impostata sulle maggiori aree urbane, come dimostra il trascinarsi della riforma del Tuel, il Testo unico per gli enti locali, che da anni è impantanato in Parlamento, mentre piccoli sussulti si registrano sulla riforma elettorale che si è arenata sullo spostamento dal 50 al 40% dei voti validi per non andare al ballottaggio nei Comuni con oltre 15mila abitanti. Insomma, burocrazia e trucchi elettorali, niente soluzioni concrete.
Finita da tempo l’epoca dei segretari e degli addetti tuttofare, per un’amministrazione locale è un problema e un costo anche solo indire un appalto, bandire una gara, figurarsi partecipare ad un bando europeo. Talvolta è difficoltoso persino seguire l’ordinaria amministrazione. Questo ha spinto l’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni, a chiamare a raccolta i Municipi minori in un progetto «fai da te», con risultati che hanno coinvolto ben 1.500 enti, dalla provincia di Aosta fino a quella di Messina. Di tutto questo soprattutto si parla agli Stati generali di questi giorni. Condivisione, competenza, assistenza operativa: questi i fulcri di P.I.C.C.O.L.I. (la sigla sta per Piano interventi capacità Comuni organizzazione locale istituzionale).
Quattro le sezioni operative: personale, gestioni associate, gestione finanziaria, bisogni delle comunità locali. Altrettanti i settori di intervento: appalti, personale, innovazione tecnologica e fondi europei. L’obiettivo è di offrire agli amministratori dei piccoli municipi soluzioni concrete e su misura, con rapporti diretti, senza costringerli a ricorrere a consulenze esterne, spesso onerose al punto da renderle inavvicinabili.
Contrastare la solitudine amministrativa dei piccoli Comuni: dicono i promotori del progetto. L’idea è dell’Anci, lo Stato finora l’ha supportata e speriamo continui a farlo. Anche perché i municipi, al di là del numero di abitanti, in un territorio frastagliato e variegato come il nostro, sono presidi sociali e ambientali insostituibili, come si può constatare ogni qualvolta ci sia un’emergenza.
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