Opinioni

Haiti, la violenza delle gang soffoca il potere dello Stato

Bande armate controllano gran parte della capitale, oltre un milione e mezzo di persone sono sfollate e la polizia non riesce a contenere la violenza. Ora il Paese prova ad arrivare alle elezioni di dicembre senza scivolare definitivamente nell’anarchia
Romina Gobbo

Romina Gobbo

Commentatrice

Haiti in una situazione drammatica - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Haiti in una situazione drammatica - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Le lingue di fuoco che avvolgono le abitazioni, una chiesa trasformata in mattatoio, 47 cadaveri, 22 persone rapite, tra cui alcuni bambini. Haiti, isola delle Antille, nel mar dei Caraibi, è all’anarchia. Una crisi profonda, determinata da decenni di instabilità politica, miseria economica, corruzione e debolezza istituzionale, aggravate da terremoti (ricordiamo quello del 2010), uragani e continue emergenze umanitarie.

Con l’assassinio, il 7 luglio 2021, del presidente Jovenel Moïse, da parte di un commando armato, il Paese è sprofondato in un vuoto di potere che ha favorito ulteriori violenze. Come a marzo 2024 quando, nella capitale Port-au-Prince, bande armate hanno attaccato il penitenziario più popoloso. Tremila detenuti si sono riversati per le strade. L’evasione di massa, capitanata da Jimmy «Barbecue» Cherizier, ha dato nuova linfa alle stesse bande armate, che oggi controllano l’80% della capitale. Anche se Barbecue volle sottolineare di non essere «nemici della popolazione», da allora cose comuni come portare i figli a scuola, andare al lavoro, spostarsi, per gli haitiani sono diventate estremamente pericolose.

Il massacro, perpetrato nella notte fra il 23 e 24 agosto nel comune montano di Kenscoff, punto strategico per l’accesso alla capitale, dimostra che la violenza ha sconfinato. Non ci sono più luoghi sicuri. Dall’inizio dell’anno oltre 3.000 persone sono state assassinate, un migliaio ferite e un centinaio rapite. Gli abitanti hanno rivolto la loro rabbia contro le autorità, per l’ormai endemica mancanza di sicurezza. Anche papa Leone, l’ultima domenica di agosto, al termine dell’Angelus, ha ricordato, nella preghiera, Haiti. «Esprimo la mia vicinanza orante alle vittime e ai loro familiari e chiedo che vengano rilasciati senza indugio tutti gli ostaggi – ha detto –. Rivolgo un accorato appello a tutti i responsabili affinché si impegnino concretamente per garantire la sicurezza e porre fine a ogni forma di violenza».

La verità è che la polizia nazionale haitiana (Pnh) non riesce a proteggere la popolazione, perché si trova di fronte non semplici bande di strada, bensì strutture paramilitari dotate di armi automatiche, lanciarazzi, mezzi blindati e sofisticate reti di comunicazione. Taglieggiano la popolazione, gestiscono la distribuzione di carburante e beni di prima necessità, praticano rapimenti, estorsioni, stupri, saccheggi, omicidi. Henry Wooster, ex incaricato d’affari degli Stati Uniti ad Haiti – riporta il giornale indipendente Haitian Times –, ha dichiarato che in Haiti operano una ventina di gruppi armati, per un totale di circa 15.000 membri, a fronte di circa 6.000 poliziotti, di cui solo 400 impegnati a fronteggiare la guerriglia urbana.

Il numero degli sfollati interni ha superato il milione e mezzo, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Significa che più di un haitiano su dieci (la popolazione è di circa 12 milioni di abitanti) è stato costretto ad abbandonare la propria abitazione a causa dell’instabilità. Carenze alimentari, mancanza di acqua potabile e di igiene, scuole chiuse sono oggi la norma. Così i bambini, non solo sono esposti agli attacchi, ma anche al rischio di essere reclutati dai gruppi armati.

Neppure le forze internazionali finora messe in campo sono state in grado di arginare l’emergenza. Dopo il fallimento della missione kenyana (Multinational Security Support Mission – Mssm), il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha autorizzato una nuova Gang Suppression Force (Gsf), al fine di supportare polizia locale e Forze Armate. Ma l’impunità, favorita dalla governance debole del Consiglio Presidenziale di Transizione, e il sistema di connivenza tra esponenti politici, imprenditori, funzionari pubblici e capi delle gang stessi, denunciato dalle Organizzazioni internazionali, rendono estremamente difficile ristabilire la sicurezza.

Sicurezza, però, necessaria, perché Haiti si sta preparando alle elezioni presidenziali e legislative del 13 dicembre (le prime dal 2016), con un eventuale ballottaggio previsto per il 21 febbraio 2027. Nel caso di un ulteriore rinvio del processo elettorale, Haiti rischierebbe davvero di diventare definitivamente una terra senza legge.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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