La partita della giustizia pesa sugli sviluppi della politica quanto quella degli armamenti e della pace. Basta guardare ad alcuni dei casi che riempiono le cronache di queste settimane, tra vicende del passato che tornano a interrogare il presente e nuove inchieste ancora in cerca di risposte. I dubbi si rincorrono sull’efficacia della giustizia giudiziaria giusta.
Si potrebbero affacciare nuove verità sulla strage di Ustica quando, la sera del 27 giugno 1980, morirono 81 persone che erano a bordo di un Dc-9 di linea della compagnia Itavia, abbattuto nel corso di una battaglia aerea. L’ambasciata francese alla Farnesina ha ora detto che è disponibile a fornire i documenti militari relativi a quelle ore. La Procura di Roma chiede di non dare seguito alla richiesta di archiviazione e di poter proseguire nelle indagini, individuando un nuovo filone e nuove prospettive. I familiari delle vittime ci contano.

Le conseguenze giudiziarie della sentenza sull’omicidio di Giulio Regeni, con la condanna di tre 007 egiziani per il sequestro del ricercatore friulano, ma non per l’omicidio come richiesto dalla Procura, vede un atteggiamento prudente del governo italiano – per non complicare ulteriormente i rapporti con un Paese che per l’Italia è strategico – che suscita la dura critica delle opposizioni.
Nel contenzioso avrebbe una parte anche la vicenda di Nessy Guerra, la madre là prigioniera con la figlia, condannata a sei mesi di carcere con l’accusa di adulterio da parte del compagno egiziano, che dovrà affrontare un’ulteriore udienza il 7 ottobre.
Una questione che appassiona e divide è quella del delitto di Garlasco. L’omicidio di Chiara Poggi fu attribuito, con conseguente condanna, ad Alberto Stasi per una responsabilità del Ris, come affermano i suoi difensori che chiedono la revisione del processo? Il nuovo e vero colpevole è Andrea Sempio, come sembrano chiedere le indagini della Procura di Pavia? Restano le pesanti accuse nei confronti dell’ex generale Luciano Garofano, all’epoca comandante dei Ris, degli avvocati di Stasi Giada Borcellari e Antonio De Rensis, che suscitano denuncia sulla correttezza dei comportamenti adottati.
Altro giallo che attende risposte è quello della ricina nell’inchiesta di Pietracatella, con le rinnovate inchieste che riguardano il padre e marito delle due vittime, morte avvelenate. Si riuscirà a scoprire l’avvelenatore o resteranno inevase le responsabilità? Dopo tredici anni, i consulenti tecnici della Commissione parlamentare d’inchiesta bis sulla morte di David Rossi, capo della comunicazione di Mps, smontano, come insostenibile, l’ipotesi del suicido, sempre contestata dalla vedova. Se non si è suicidato chi, perché e come lo ha ucciso? Per tutelare quali interessi ha depistato le indagini?
I capitoli della giustizia squadernati sul tavolo sono numerosi – se ne sono citati alcuni – e superano il referendum che non ha modificato il meccanismo giudiziario. Saranno parte attiva della campagna elettorale, che ignora quale sarà l’approdo temporale, ma che si fa ogni giorno più vivace.



