Giuseppe Lazzati e il laicato cattolico nella testimonianza di Dossetti

Si discute oggi circa il ruolo dei cattolici in politica in un tempo nel quale emerge un duplice dato: da un lato i cattolici senza una politica e dall’altro una politica senza i cattolici. Sullo sfondo, per dirla con Pietro Scoppola, la «democrazia dei cristiani», vale a dire quale contributo possono offrire ad un pieno compimento della regola democratica quanti traggono alimento dalla propria fede. Un interrogativo non eludibile per chi punti a una rivitalizzazione della tradizione cattolico-democratica.
Suggestioni stimolanti provengono in questa direzione da una recente pubblicazione della Morcelliana – G. Dossetti, «Giuseppe Lazzati tra spiritualità e politica» – magistralmente curata da F. Monaco e L. Pazzaglia (133 pp., 16 euro). Un’operazione editoriale che recupera dal cassetto in cui è rimasta per quasi quarant’anni una lunga intervista rilasciata ai due curatori da Dossetti, già membro dell’Assemblea costituente, leader della Sinistra Dc, fondatore di una comunità monastica, a proposito di Giuseppe Lazzati, riferimento per più generazioni del laicato cattolico e a lungo rettore dell’Università fondata da padre Gemelli.
Ebbene Dossetti, la cui consuetudine con Lazzati risale alla metà degli anni Trenta nella Milano del cardinale Schuster, individua nella spiritualità ignaziana, nella frequentazione dei grandi Padri della Chiesa e nella tradizione benedettina cui lo stesso presule ambrosiano si ispira, i tratti caratterizzanti la formazione spirituale e culturale dell’amico. È soprattutto la sua «radicalità cristiana, sempre coerente in tema di laicità» a contraddistinguere la sua testimonianza di «cristiano fedele». Fondamentale in Lazzati è l’ancoraggio al Maritain di «Umanesimo integrale» con il quale il filosofo francese, riprendendo la visione tomistica del rapporto tra l’ordine naturale e quello soprannaturale, teorizza la distinzione tra «azione cattolica» e «azione politica» sino a distinguere l’agire «in quanto cristiano» dall’agire «da cristiano».
Non un semplice riferimento intellettuale, ma San Tommaso e Maritain alla base delle riunioni clandestine in casa del professor Padovani, docente in Cattolica di Filosofia della religione, nel corso delle quali, agli inizi degli anni ‘40, si vengono elaborando «i punti che trovano un suggello anche normativo nella prima parte della Costituzione»: la persona al centro e l’idea di una «socialità molto accentuata».
Lazzati, rientrato dalla prigionia nella Germania nazista, con Dossetti dà vita ad un sodalizio che li vede protagonisti nella Costituente e nella Dc durante la prima legislatura repubblicana, nel segno di una convergenza che li dispone criticamente nei confronti della linea degasperiana con specifico riguardo alla concezione del partito, alla politica economica e ad una politica estera giudicata come non sufficientemente autonoma ed incline ad una acritica adesione al modello americano. «Mio superiore e maestro», così Dossetti definisce Lazzati cui attribuisce «un ruolo di saggezza e di garanzia» da «ispiratore» rispetto ad iniziative quali «Civitas humana», «Cronache sociali», i «Gruppi servire», promosse al fine di elaborare una cultura politica al servizio delle giovani generazioni.
Dopo le stagioni del diretto impegno politico si profilano percorsi differenziati: Dossetti, chiusa la parentesi bolognese che lo vede candidato in Consiglio comunale, intraprende un cammino che lo porta prima al sacerdozio diocesano e poi alla vita religioso-monastica con lunghe permanenze in Palestina; Lazzati torna allo studio e all’attività universitaria, però accogliendo la sollecitazione di Montini a dirigere tra il 1961 e il 1964 il quotidiano «L’Italia», per poi dedicarsi lungo un quindicennio al rettorato in Cattolica (1968-1983), «il vertice del suo impegno per la cultura, i giovani, la Chiesa, la società» secondo Gustavo Bontadini.
Fondamentale l’appuntamento col Concilio. Forti sono in loro le preoccupazioni per l’immaturità del laicato cattolico, per «il deterioramento del modo di pensare anche dei pastori», cui imputano «approssimazione e ottusità». Da qui l’intuizione di Lazzati di dar vita all’associazione «La Città dell’uomo», espressione di un «interesse civile» mai dismesso e coerente esito della sua «posizione laicale». Dunque da parte di Dossetti una incondizionata approvazione della causa di canonizzazione di Lazzati espressa nella «Deposizione», cui è chiamato nel corso del processo informativo, che in appendice chiude il volume.
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