Come previsto Vingegaard ha assestato un’altra spallata a Carì: era una tappa corta, anche la sua squadra faceva poca fatica a tenere sotto controllo i tentativi di fuga. Eppure questa volta l’ho visto affaticato il danese sull’ultimo chilometro: ha un buon margine da gestire in queste due tappe dure che restano e gli avversari sono sotto il suo livello. In ogni caso credo che sia stata l’ultima volta in cui l’abbiamo visto attaccare: ora si difenderà, bene, ma si difenderà e basta. Ha onorato la corsa con quattro vittorie, ma si sapeva che non avrebbe avuto tanti rivali. Ed è stato agevolato dal fatto che Eulalio è stato a lungo in maglia rosa: anche stavolta non è affondato, può ambire anche alla top5 finale.
Mi spiace per Pellizzari, ma continuo a pensare che la sua Red Bull sia una squadra senza capo né coda. Non puoi affrontare l’ultima salita così se si stacca il gioiellino, ci vuole rispetto per chi non sta bene. I direttori sportivi sull’ammiraglia devono essere bravi a parlare con il ragazzo e dargli un obiettivo, magari per la tappa di sabato: non si può andare solo alla giornata, in quelle condizioni non gli si dà uno stimolo positivo.
Domani il Giro passa da noi: senza Scaroni non andrò, fossi stato in ammiraglia me lo sarei goduto, chissà quanta gente avrei riconosciuto su salite che conosco a mena dito.




