A papa Francesco stava molto a cuore che l’ultima domenica di luglio fosse dedicata in tutto il mondo al ricordo dei nonni e degli anziani. E in questo 2026 vi è pure la felice coincidenza che l’ultima domenica coincide con la data del 26 che è all’origine della giornata mondiale: il ricordo liturgico dei genitori della beata Vergine Maria, i nonni di Gesù, ai quali i vangeli apocrifi danno anche il nome di Anna e Gioacchino.
In verità a papa Francesco piaceva anche la data del 2 ottobre, giorno dedicato agli Angeli custodi, per festeggiare i nonni che sono i custodi sicuri e affidabili dei loro nipotini. L’attore Gioele Dix, sul quotidiano Avvenire, scriveva recentemente: «Pare che i miei nonni, così dolci e malleabili con me, fossero severissimi coi miei genitori, come si usava ai tempi (...)».
Così è, ma la Giornata va oltre un confronto fra generazioni. Anzi, ha in se stessa un valore plausibile, che può divenire piuttosto l’occasione formidabile per non smarrire tre equilibri fondamentali quando si tratta di guardare a nonni e anziani. Prima di tutto un equilibrio fra generazioni. Infatti è molto facile per le istituzioni, da quelle dello Stato a quelle nate da volontariato e sussidiarietà, scegliere a senso unico: i giovani da un lato che vanno seguiti, aiutati, favoriti in tutti i modi anche perché sono il futuro o gli anziani dall’altro perché sempre più in aumento, con una età media notevolmente prolungata rispetto ad anni passati.

Gli anziani, invece, sono parte viva di una società che appare sempre più evoluta ed efficace se provvede a tutte le categorie di cittadini, nella certezza che vi è interdipendenza, relazionalità, bisogno gli uni degli altri. E il valore della vita va dal concepimento fino alla morte. Un secondo equilibrio può essere quello dell’incontro fra il benessere fisico e quello psicologico e spirituale. Da questo punto di vista è molto preziosa la rubrica che settimanalmente appare su questo giornale a cura del geriatra prof. Renzo Rozzini: la cura della salute è importante in una età che per natura porta con sé disturbi, limiti, malattie, ma per una persona anziana è importante anche il resto che solo un contesto familiare, sociale ed ecclesiale può dare.
La Giornata aiuta a capire che le persone anziane hanno bisogno di farmaci, strutture sanitarie, competenze mediche ma hanno altrettanto bisogno di sentirsi ancora utili e preziosi, di avere un ruolo, relazioni, incontri. Essere anziani non significa essere alla fine di una avventura ma essere ancora pienamente protagonisti della stessa. La poetessa italiana Ada Negri, ricordando da donna ormai anziana i suoi anni giovanili scriveva: «Nascon le stelle quand’è spento il sole». Negli anni della vecchiaia il sole si spegne ma è possibile vivere sotto un cielo stellato meraviglioso.
Ed è qui che si innesta il terzo equilibrio. Si tratta di trovare la giusta dimensione fra coloro che considerano la vecchiaia un male in sé stesso, tempo di decadimento e disturbi, di una vita ormai senza significato che potrebbe anche essere interrotta, e dall’altro lato coloro che scivolano nel giovanilismo o che esaltano gli anziani come i soli saggi, sapienti e affidabili. L’equilibrio sta in una dimensione culturale che, pur nella coscienza che l’età che sale comporta perdite e svantaggi, sa offrire alla persona vecchia motivi di serenità, gioia, senso del vivere.
Lo scrittore italiano Giovanni Papini, morto a Firenze proprio nel luglio di settanta anni fa, settantacinquenne, scriveva quando la sua salute era ormai compromessa: «Ho perduto l’uso delle gambe, delle braccia, delle mani, sono diventato quasi cieco e quasi muto, ma ho sempre la gioia di poter ascoltare le parole di un amico, la lettura di una bella poesia o di una bella storia, posso sentire un canto melodioso o una di quelle sinfonie che danno un calore nuovo a tutto l’essere».




