Opinioni

Francia-Germania: l’asse della precarietà

Nella debolezza dei due «giganti» europei qualcuno vede un vantaggio per l’Italia
Adalberto Migliorati
Giorgia Meloni - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni - Ansa © www.giornaledibrescia.it

Avanti un’altra crisi. La Francia certifica, ancora una volta, la problematicità del suo assetto politico-istituzionale e affianca la Germania nel dare vita ad un’asse europea che assomma precarietà a precarietà.

Macron vede crescere giorno dopo giorno le difficoltà a dare le sue carte ad una partita che sempre più gli sfugge di mano, mentre Olaf Scholz prova a gestire la continuità di governo di una socialdemocrazia che non riesce a governare una crisi economica inusuale per il suo paese. Siamo al capolinea delle democrazie occidentali attuali come sostengono quanti le contestano alla radice?

Se è vero che Francia e Germania, con l’Inghilterra alla finestra, sono la spina dorsale politica ed economica di un’Europa delle nazioni, ora ci si chiede quale sorte toccherà al cammino europeo prossimo venturo.

Non manca chi sostiene che le loro problematicità avvantaggiano l’Italia, considerata, nonostante le ricorrenti diatribe interne al suo governo, saldamente nelle mani di Giorgia Meloni. Le si attribuisce un crescente ruolo guida in quello che sarà l’appena insediato governo due di Ursula von der Leyen, che tutti indicano come sostanzialmente diverso dal primo che gestì. Ora è alle prese con una maggioranza variabile, da conquistare di volta in volta in ragione delle scelte che vengono compiute.

Probabilmente la Meloni è la prima ad avere consapevolezza che non si costruiscono fortune sulle sfortune profonde altrui. Cambiare si può quando questo non avviene sulle macerie del contesto al quale si appartiene. Macerie con le quali fare i conti. Ciò non toglie che le sue mosse possano avere ripercussioni sostanzialmente diverse di quando l’Italia era considerata, e realmente lo era, a ruota dei desiderata di altre nazioni guida.

Si dice che la Meloni non rispetti le promesse elettorali, alle prese con le mediazioni di chi è chiamato a fare più che a parlare. Questo peserà quando si tornerà alle urne, quando i risultati conseguiti saranno messi a confronto con le parole date. Al momento pare fuori contesto che il destra-centro si autoaffondi su l’una o l’altra delle differenze realmente compresenti, condannandosi a finire in minoranza proprio a seguito di una autocertificata frantumazione della capacità di dare risposta ai problemi.

Intanto la guerra in Europa della Russia è alle nostre porte. Inserita in un contesto internazionale che vede Putin sempre più impegnato in un conflitto mondiale a pezzi, che si allarga nel disegno della Grande Russia. Quando l’America di Trump vuole giocare velocemente un’altra partita internazionale che ci condiziona. I vuoti politici ed economici europei inguaiano tutti quanti ne sono parte. Ancor più se attingono, come l’Italia, a crescenti responsabilità.

Abbiamo davanti a noi settimane e mesi decisivi, che ci riguardano direttamente. Non ci sarà concesso chiamarci fuori e restare alla finestra. Davvero altri decideranno per noi il futuro che si fa presente.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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