Forza Italia, Pier Silvio Berlusconi e gli equilibri variabili del centro

Dopo Silvio, Pier Silvio? Forza Italia potrebbe avere, già dalle prossime elezioni parlamentari del 2027, un nuovo leader. Il figlio del Cavaliere, infatti, non solo non ha escluso l'ipotesi di un suo ingresso in politica, ma ha aggiunto che fra un paio d’anni avrà l’età che aveva il padre quando fondò il partito azzurro.
Dispensando giudizi solo apparentemente positivi sull’attuale struttura di vertice del partito (che tuttavia fa capire di voler svecchiare), Pier Silvio ha anche archiviato la proposta di Tajani dello «ius scholae», ponendosi però un po’ in contrasto con la linea pro-diritti civili che la sorella Marina ha sempre promosso. Non è tuttavia un problema che possa riguardare i dirigenti forzisti, anche perchè il partito è – di fatto, dati i debiti verso la famiglia Berlusconi – di proprietà degli eredi del Cavaliere; dunque, non c’è nessuno che possa impedire a Pier Silvio (se non la sorella, con la quale di sicuro un’intesa si troverà, sempre che non ci sia già) di disporre come vuole di Forza Italia. Lo stesso Tajani, che pure ha fatto bene in questo periodo perchè, dopo la scomparsa del fondatore ha assicurato agli azzurri non solo una dignitosa sopravvivenza, ma addirittura il sorpasso elettorale sulla Lega (anche se, date le condizioni di salute politica del Carroccio, non è stato poi così difficile), dovrà misurarsi col nuovo corso, anche se intanto tutto resta com’è.
Il tema della discesa futura in politica del figlio di Berlusconi non sarebbe così rilevante da meritare approfondimenti e analisi, se non fosse che Forza Italia non è un partitino vassallo della Meloni e neppure un’entità marginale della maggioranza. Senza FI, il centrodestra non può rivincere le elezioni; per contro, tuttavia, lo spazio al centro non è così ampio, anche se la concorrenza è modesta; quindi, la corsa solitaria fuori dai poli sarebbe suicida: da Noi moderati ad Azione fino a Italia viva, la rappresentanza degli elettori centristi è frammentata e soggetta ad ogni stormire di vento. Inoltre, è ormai noto che fra Tajani e la Meloni c’è un gioco di sponda per isolare le sempre più improbabili velleità leghiste e per gestire il corpaccione rappresentato dagli italiani che furono un tempo sostenitori della Balena azzurra guidata dal Cavaliere.
In un periodo di ritrovata stabilità elettorale (il decennio della volatilità è finito) sia il ministro degli Esteri sia la premier sanno che il loro complessivo 35-38% dei voti può diventare la base per governare a lungo e dare una casa a qualche milione di moderati di centrodestra. Lo stesso fatto che – sui diritti civili – ci sia differenza fra azzurri e Fratelli d’Italia è il segno che l’offerta è in parte diversificata – per catturare sensibilità diverse – ma di fondo legata all’Europa, all’Occidente, a un posizionamento generale che serve a rassicurare nei confronti delle uscite un po’ filorusse, un po’ filotrumpiane e un po’ antieuropee della Lega. Lo spazio di manovra per un «Berlusconi bis» c’è: nel simbolo il cognome non è scomparso, il partito è già controllato al cento per cento dalla famiglia del Cavaliere; inoltre, la stessa uscita di Pier Silvio sui diritti civili è parsa un’offerta alla Meloni, per cementare quello che un domani potrebbe essere il nucleo del nuovo centrodestra.

Sul fianco sinistro, la comparsa di un nuovo Berlusconi – soprattutto se fosse dialogante e aperto al confronto con gli altri partiti centristi – può allargare non l’area di maggioranza ma uno spazio di consenso che può servire per alcune riforme (elettorali, istituzionali, di sistema) e magari per alleanze locali (al di sotto del Po ci vuole qualche apporto che sostituisca la Lega, al bisogno). La nuova Forza Italia di Pier Silvio, tuttavia, potrebbe anche produrre l’effetto non voluto di spingere definitivamente Renzi verso il centrosinistra (la posizione di Calenda è più complessa e meno definita) preludendo alla annessione di Noi moderati a un partito azzurro che ha bisogno di rivedere quota 10%. In ogni caso, la ricreazione azzurra è finita: se ora ci sono tanti notabili, con l'arrivo di Pier Silvio si torna alla monarchia assoluta.
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