Forza Italia e Lega, lo Ius Italiae evidenzia le distanze identitarie

Il ministro Antonio Tajani non intende spaccare la maggioranza, ma usare buonsenso e attirare i moderati: eppure Salvini non ci sta
Salvini e Tajani - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Salvini e Tajani - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Buonsenso. Questa è la parola chiave che usa Forza Italia per sostenere la sua proposta sulla cittadinanza dei giovani migranti chiamata «Ius Italiae», versione riveduta e corretta dello «Ius Scholae». Un percorso «difficile ma sicuro» per garantire – nelle intenzioni – una migliore integrazione sociale ed economica ai migranti regolari mediante la frequenza per dieci anni della scuola dell’obbligo cosicché quei ragazzi (dovrebbero essere circa un milione) diventino cittadini italiani padroni della lingua e, in qualche modo, anche della nostra cultura.

Antonio Tajani continua a dire che la proposta non intende spaccare la maggioranza, che è una discussione che va fatta preservando la stabilità di governo, che non ha intenzione di fare accordi sottobanco con la sinistra (pur rivendicando il diritto a parlare con chiunque) che a suo giudizio presenta proposte assai più lassiste. Ma resta il fatto che l’asprezza delle dichiarazioni leghiste contro la proposta azzurra, il «no, no, no» ripetuto a tutte le ore davanti alle telecamere da Salvini e dai suoi sodali, dice che tra Forza Italia e il Carroccio le differenze che sappiamo esistere da anni, sono destinate ad approfondirsi.

E più ci avvicineremo ai prossimi appuntamenti elettorali – le Regionali di quest’anno, e poi le Comunali e infine le Politiche del 2027 – più queste divisioni si mostreranno per quello che sono: questioni identitarie, e come tali poco riducibili ad una metodologia di dialogo parlamentare.

Forza Italia, che ha mostrato una capacità di resilienza politica insospettabile dopo la scomparsa di Berlusconi, sta parlando a quell’elettorato moderato e centrista che apprezza il buonsenso sopra ogni cosa, che sa che presto il gelo demografico metterà a rischio le nostre pensioni e il nostro sistema sanitario, e che dunque sa che è interesse innanzitutto degli imprenditori poter contare su un numero consistente di «nuovi cittadini», possibilmente i più integrabili, quelli da instradare verso una crescita di competenze utili al Paese. Il partito azzurro sta lanciando questo messaggio: noi siamo la garanzia che il governo di centrodestra non sfoci in misure estremistiche. È verosimile che un simile messaggio possa portare i suoi frutti elettorali allargando il vantaggio sulla Lega nella corsa per il secondo posto della coalizione.

Quanto al partito di Salvini, sembra di capire che la presenza ormai strutturale del «vannaccismo» porti ad approfondire certi messaggi politici radicali destinati all’elettorato più tradizionale.

Ma attenzione, anche la Lega vuole rappresentare quei ceti produttivi che hanno bisogno di quelle braccia e teste giovani che stentano a trovare, soprattutto nei settori tecnico-operativi. Delle loro lagnanze uno come il governatore del Veneto Luca Zaia si è fatto più volte interprete, ben sapendo quanto nella sua regione il problema sia sentito nelle fabbriche, nelle officine, nelle attività artigianali, nei campi. Il vannaccismo invece non si cura di questo, punta alle reazioni d’istinto dell’elettorato e perciò favorisce nella Lega i proclami più intransigenti: «La proposta di Tajani, finché ci saremo noi, non passerà mai; semmai la legge dovrebbe essere ancora più restrittiva».

Vedremo presto, in questa gara tra alleati, chi avrà saputo interpretare meglio l’umore dell’elettorato di centro e di destra.

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