Nella famiglia di Marco c’è una strana maledizione: nascono solo maschi e, al compimento dei quindici anni, perdono il padre. Morti improvvise, fughe, guerre. I ragazzi si ritrovano orfani da un giorno all’altro e devono prendere il posto dell’uomo scomparso, prendendosi cura di madri che, immancabilmente, si ammalano.
Anche Marco, a suo modo, ha ripetuto il copione: quando il figlio ha compiuto quindici anni, è partito per l’Australia, lasciandolo a curare la madre, immancabilmente, ammalatasi. Di generazione in generazione, questa eredità invisibile si trasmette di padre in figlio come ci si passa il sale a tavola, peraltro non richiesto.
La psicoanalista francese Anne Ancelin Schützenberger l’ha definita: «sindrome degli anniversari». Alcune persone si ammalano, subiscono incidenti o attraversano crisi profonde in età o date che coincidono con eventi traumatici vissuti dai loro antenati. Un lutto, una guerra, una perdita, un segreto. Come se il corpo e l’inconscio ricordassero ciò che la mente ha dimenticato. Come se esistesse una fedeltà silenziosa che spinge a ripetere destini non nostri.
Siamo prede condannate dentro ad una ragnatela? Assolutamente no. Abbiamo la possibilità di risanare la nostra vita scendendo alle radici del nostro albero genealogico, sedendoci a contemplarlo con attenzione e consapevolezza nel suo insieme. Come? Con uno degli strumenti più potenti, veloci ed alla portata di tutti: il genogramma trigenerazionale, ancor più efficace nella versione semplificata del cd. «albero-minuto» di Van den Bogaert.
Si prendono: un foglio bianco (meglio formato A3), una matita, un timer da tarare sui due minuti, il tempo perfetto per disegnare, istintivamente, il nostro albero genealogico, a mano libera, andando indietro fino a tre generazioni, noi compresi. Ciò che apparirà sarà come una Tac simbolica di come il nostro cervello rappresenti inconsciamente la nostra famiglia, i legami (quelli importanti e quelli che evitiamo), i rami «dimenticati» e quelli «ingigantiti», e come ci posizioniamo dentro a quel disegno.
Dopo aver esaminato l'albero-minuto di migliaia di persone, i ricercatori in questo campo hanno scoperto che ogni anomalia grafica, rispetto a un disegno libero e fluido, ogni stortura, ogni spazio vuoto, ogni linea interrotta rivela un blocco, un conflitto psichico non risolto, una memoria transgenerazionale ancora attiva, un mandato familiare da sciogliere o un legame prezioso di cui far tesoro.
Non importa se non sappiamo quasi nulla della nostra storia familiare. L’albero-minuto è solo l’inizio. Dentro si nascondono risposte preziose. I vuoti sono informativi quanto i contenuti: raccontano ciò che è stato taciuto, dimenticato, sepolto. Con il tempo potremo arricchirlo con nomi, date, separazioni, migrazioni, fallimenti, lutti e segreti di famiglia e affiancargli quello del nostro partner.
Poco alla volta prenderà forma una mappa, capace di raccontarci non solo chi ci ha preceduto, ma anche chi siamo. Non è una condanna, anzi, un magnifico strumento di liberazione dai copioni ereditati, liberando così anche tutti i nostri discendenti. Un compito importante che libera dai fantasmi familiari aprendo uno spazio nuovo dove, finalmente, possiamo iniziare a scrivere la nostra storia, da protagonisti e non da prede.




