Fafo, moda o nuovo stile educativo?

L’acronimo significa «Fucking around and find out» cioè «Fa pure come vuoi, poi ti accorgerai!»
Genitori con un figlio - © www.giornaledibrescia.it
Genitori con un figlio - © www.giornaledibrescia.it
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Sei un genitore Fafo? Potrebbe sembrare una domanda strana, ma da un po’ circola insistente sui social. Fafo è un acronimo che sta per «Fucking around and find out» modo di dire americano simile ad un avvertimento minaccioso come «Fa pure come vuoi, poi ti accorgerai!».

Così è genitore Fafo colui che lascia fare senza intervenire. Non indica né guida, caso mai dopo, punisce o sanziona. E le narrazioni, quelle di provenienza americana dove si è sviluppata questa proposta, fanno capire che è un educatore meno «gentle», cioè poco affettivo ed empatico. Uno che non ritiene il figlio un «piccolo imperatore» da venerare e ai cui piedi vada disteso un tappeto rosso (per fortuna) ma neppure un genitore «elicottero» pronto a salvare e giustificare i suoi errori. Piuttosto è chi controlla tutto con i mezzi di cui dispone, ad esempio con i registri elettronici e, ahimè, oggi anche con le videocamere nelle stanze del figlio.

Più che accompagnare e mostrare, scoraggia le trasgressioni e lascia che i figli decidano da soli. A sentire i figli, spesso è un genitore assente e mancante, e il metodo non è un progetto educativo rivoluzionario. Anzi è proposta ben diversa da quella di Maria Montessori, la studiosa che diceva con le parole di un piccolo: «Mamma, aiutami a fare da solo!» alludendo a una genitorialità che accompagna la costruzione dell’autonomia. Il genitore Fafo di oggi è sicuramente un educatore stanco di veder crescere figli fragili e deboli, sempre che la fragilità e la debolezza siano da considerare vada deficit. Però d’acchito ti vien da dire: «Finalmente». Perché dopo le innumerevoli prediche falsamente educative e le tante parole di una genitorialità troppo logorroica, di salvagenti ovunque e di adulti incoerenti, arriva qualcuno che punta all’indipendenza!

Ma la genitorialità che fa crescere è presenza costante, ascolto, guida. Non può essere fatta di distanze e minacce o di sanzioni severe e punizioni. Nemmeno di divieti assoluti quanto di affiancamento. Invece l’educazione Fafo sostiene che i figli siano capaci di autoregolarsi e imparare a farlo da soli. E io non sono convinto di questa tesi.

Anzi, è vero il contrario: da soli non si cresce. Soprattutto da piccoli quando c’è bisogno della presenza vicariante del genitore e del suo «occhio» vigile. Da soli si rischia piuttosto l’arresto dello sviluppo affettivo e cognitivo. Ma anche gli adolescenti necessitano di adulti che non lascino semplicemente «fare» o li mettano alla prova. Questa non-presenza è vera e propria trascuratezza educativa, cioè una delle forme più subdole di violenza, oggi in aumento. Il genitore che dice «Arrangiati, trovati tu la soluzione!» e poi «Se sbagli, pagherai e ti farò vedere io» è un genitore negligente, che permette ma minaccia, abbandona, umilia.

E l’umiliazione, al contrario di quello che diceva un ministro, non educa nessuno. Si diventa adulti solo se si è accompagnati con partecipazione affettiva. La Fafo come proposta educativa non ha alcuna base pedagogica, men che meno di psicologia dell’età evolutiva e a mio parere è solo un espediente per non educare e lasciare sempre ad altri le responsabilità di farlo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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