L’ansia e lo stress dell’estate in famiglia

Estate è una parola che rimanda distensione e relax. Purtroppo però si tratta solo di una condizione desiderata in famiglia. Secondo un sondaggio del 2024 su un campione di 2.000 genitori, di solito in estate le preoccupazioni aumentano.
Il 41% delle madri sostiene che il controllo dei figli diventa più difficile perché pur col telefonino, non rispondono alle chiamate e la gran parte di loro è in grado di far perdere le proprie tracce. Il 29% degli intervistati sostiene che la distanza data da un tempo in cui i figli hanno meno vincoli, non vanno a scuola, stanno più fuori con gli amici e viaggiano, aumenta lo stress dei genitori, incrementa la loro ansia più che il benessere. L’estate in fondo, è un periodo in cui si vivono di più i problemi organizzativi della vita familiare, sul piano logistico ed economico. Eppure dovrebbe essere la stagione in cui, con tempi più lenti, si possono riscoprire i valori di una comunicazione familiare efficace e meno convulsa, e in cui è più possibile condividere lo stare insieme e migliorare le relazioni.
A volte bastano piccole cose per il lavoro educativo, come mettere a disposizione dei figli, ma con regolarità, una tranquilla conversazione su ciò che accade attorno a noi, prendendo spunto da fatti di cronaca per dare ascolto ai loro pensieri e accogliere le loro preoccupazioni. Servono regole e limiti chiari e definiti, non vuoto di confini e nemmeno restrizioni eccessive, alimentate dal sospetto di possibili trasgressioni. I genitori dovrebbero saper canalizzare la propria ansia e accettare la trasgressività dei figli senza perdere la fiducia in loro.
Per questo è ancora più utile definire orari per il rientro a casa o quelli per il bagno e il riposo, insieme ad altri momenti di cooperazione familiare. Per crescere servono spazi per l’autonomia e altri per le altre incombenze di vita in comune da valorizzare ma, in estate, anche tempi minimi per le attività di studio, garanzia di un efficace registro mentale. Meglio però far valere la cooperazione più che l’imposizione, e l’aiuto richiesto non sia moneta di scambio («mi dai una mano a sparecchiare la tavola così stai fuori un’ora in più»).
È necessaria la massima chiarezza sui momenti come il pranzo o la cena da vivere insieme in tranquillità esplicitando frasi del tipo «se dovessi ritardare per qualsiasi ragione, mi informi!». Significa che in estate, è fondamentale vi siano i tempi pensati e voluti dai genitori, il più possibile condivisi con i figli. Perché accada bisogna saper negoziare e saperlo insegnare ai figli. È una pratica utile per risolvere i conflitti ma anche per praticare l’arte della mediazione che educa alla flessibilità e al «Noi».
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