Opinioni

L’Esercito presidia le città, ma così si sacrifica l’addestramento

L’operazione «Strade sicure» nata come misura temporanea nel 2008, continua da oltre diciotto anni
Massimo Cortesi

Massimo Cortesi

Editorialista

Militari in piazza Duomo a Milano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Militari in piazza Duomo a Milano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La decisione di schierare a Milano altri 500 soldati dell’Esercito dopo gli incidenti che nei giorni scorsi hanno devastato il centro risponde alla logica politicamente sottesa all’Operazione «Strade Sicure». Varata nell’agosto 2008 dal Governo Berlusconi IV, prevedeva l’impiego di 3.400 militari per presidiare luoghi sensibili e garantire maggior controllo sul territorio nazionale, con focus nelle maggiori città.

Presentata come «misura emergenziale temporanea», Strade Sicure continua da oltre diciotto anni e ha visto i militari impiegati salire a 7.853 durante l’emergenza Covid, per ridiscendere a 5.000 con Draghi e risalire a 6.800 con Meloni, mentre la Commissione Difesa della Camera, su input di Salvini, chiede di portarla addirittura a 10.000 unità.

Anche se il sito dell’Esercito snocciola risultati lusinghieri (60 milioni di controlli, 100mila persone fermate, arrestate o denunciate, 2.000 roghi rilevati e 8.300 siti abusivi di sversamento nell’ambito della «sotto operazione» Terra dei fuochi), Strade Sicure (con la «costola» «Stazioni Sicure») resta una forzatura per la Forza armata.

Toglie infatti un soldato dall’iter addestrativo per almeno 9 mesi (in cui deve anche apprendere tecniche di base del soccorso e tecniche di combattimento militare a mani nude): un periodo eccessivo in rapporto al triennio di ferma iniziale dei giovani volontari (VFI), che costituiscono la maggioranza degli impegnati. In un Esercito di 94mila unità, con un’età media di 43 anni e un esorbitante numero di marescialli, sottrarre tanto personale giovane all’addestramento è una scelta infelice. In tempi di gravi crisi internazionali, il capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale Carmine Masiello, ha più volte insistito perché nella Forza armata oltre che ad equipaggiamento e dotazioni sia data priorità all’addestramento. Strade Sicure va in senso opposto.

È palese la volontà sottesa alla scelta politica (comune a tutti gli esecutivi dal 2008): mostrare la presenza dello Stato per rassicurare i cittadini. Magari ci si potrebbe chiedere come mai ciò non sia possibile impiegando le Forze dell’ordine, visto che nel 2024 risultavano in servizio tra carabinieri, poliziotti, guardie di Finanza e agenti di Polizia locale (senza contare la Polizia penitenziaria) 397 agenti ogni 100mila cittadini (secondo l’Onu, usando altri parametri, sarebbero ben 467, al terzo posto mondiale dopo Russia e Turchia). Più che in Spagna (378), Francia (371) e Germania (317).

È vero che le piante organiche delle Forze dell’ordine, pur recentemente un po’ rimpinguate, sono da sempre deficitarie: ma incide negativamente la suddivisione in corpi diversi, con conseguente moltiplicazione di comandi, strutture addestrative, archivi, istituti, forze aero-navali, bande, depositi, ecc., oltre al fatto che molto del personale negli uffici sarebbe più utile (se idoneo) nelle strade, sostituito da impiegati civili.

Se l’ordine pubblico richiede risorse, logica vorrebbe che esse venissero reperite e destinate a chi per questo viene arruolato e formato (magari, se la situazione è ritenuta emergenziale, rimandando qualche progetto miliardario non urgente, come il Ponte sullo stretto).

Ma «rattoppare» le maglie della sicurezza con personale destinato ad altri scopi è una scelta strategica miope. Oltre a tutto i militari, pur avendo «funzioni di agente di pubblica sicurezza in concorso con le Forze di Polizia» non hanno qualifica di agente di polizia giudiziaria e ciò ne limita non poco l’incisività operativa.

Il concorso alla salvaguardia delle istituzioni e i compiti di straordinaria necessità sono solo la quarta missione dell’Esercito. L​​​​​​a prima è proteggere il territorio nazionale dall’esterno; la seconda difendere gli spazi euro-atlantici ed euro-mediterranei; la terza contribuire alla pace e alla sicurezza internazionali (missioni all’estero). Forse sarebbe il caso di centrare il focus sulle prime tre: se una di queste diventasse un’emergenza internazionale, il tempo per recuperare non ci sarebbe.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...