L’escalation di Putin e la debolezza europea

Dopo Anchorage solo escalation. Appare inarrestabile. Si sono inaspriti gli attacchi russi contro l’Ucraina. Tante nuove vittime, anche pensionati in attesa di un pasto. Sul tappeto rosso era risuonata una domanda per Putin: «Quando smetterai di uccidere civili?».
Se questa è la risposta, allora vi è veramente da inorridire per quanto sta succedendo e rabbrividire per quanto ci sta attendendo. Mentre lo Zar si accanisce ancor più sull’Ucraina, assaggia l’esportazione del conflitto. Proposito già scritto in cirillico sulla felpa con cui Lavrov si è presentato in Alaska: Urss. Quella della sovranità collettiva e del suo corollario: l’aiuto fraterno. Non hanno tardato gli eredi a inviarci un’anticipazione dei loro intenti. Così i loro droni, con un crescendo di audacia dal sapore della burla, hanno violato gli spazi aerei di membri della Nato e dell’Ue. Norvegia, Estonia, Polonia, Romania, senza trascurare la Danimarca.
❝We do not want to see a continuation of this dangerous pattern by Russia – intentional or not. But we stand ready and willing to continue to defend every inch of Allied territory.❞
— NATO (@NATO) September 23, 2025
— @SecGenNATO Mark Rutte following a meeting of the North Atlantic Council under Article 4
Una guerra asimmetrica, non convenzionale. Fatta, oltreché di droni, non (ancora) armati ma sufficienti a far levare in volo i caccia della Nato, di attacchi informatici sempre più invasivi e tali da bloccare qualsivoglia aeroporto europeo, nonché di tanta disinformazione. Sui social media polacchi a prevalere sono state le narrazioni favorevoli al Cremlino. I messaggi di Putin si rivelano sempre più espliciti: non intendo negoziare. O meglio, del negoziato propone un ossimoro, vale a dire l’accettazione delle sue condizioni come unica via alla pace. Quella sua.
Conosce le debolezze europee. Gioca su queste. In un certo senso trova una sponda in Trump.
Il dito tanto spesso puntato sull’Europa, da ultimo all’Assemblea generale dell’Onu, suona nelle orecchie di Putin come una rivelazione di quanto siano irte le relazioni transatlantiche. Neppure ha necessità di cercare un divide et impera. Perché già trova divisi gli avversari. Con il maggiore a darsi da fare nel parlar male dei propri storici alleati. Il messaggio di Trump all’Europa, non aspettatevi il continuo sostegno degli Usa, incoraggia l’avventurismo di Putin. Non contento si è gettato nel discredito dell’Onu. Altro assist per Putin.
Dal canto loro gli europei, pur continuando ad essere un punto di riferimento solido per Zelensky, stentano sul fronte della difesa comune. Tanto si parla di integrazione dell’industria della difesa. Un aspetto cruciale, per colmare con innovazioni i ritardi accumulati sotto l’ombrello americano. Tuttavia, per ora, successi non se ne vedono. Saremo capaci di costruire il «muro di droni» evocato da von der Leyen? Auguriamocelo, ma è proprio di questi giorni l’annuncio di un possibile insuccesso della collaborazione franco-tedesco-spagnola per l’aereo da combattimento Fcas. Madrid e Berlino minacciano di ritirarsi. Questo progetto potrebbe divenire il simbolo delle divisioni europee. Per Putin il mancato affare è vantaggioso, gli si rafforza l’idea di una difesa europea debole.
Quanto lo sia, almeno per l’Italia, lo ha detto il ministro Crosetto: «Non siamo pronti a un attacco russo, perché negli ultimi vent’anni non è stato investito a sufficienza nella difesa». Una denuncia di una situazione di fatto. Investire poco o nulla nella difesa è stato un vanto di troppi governi, non solo nostrani. Purtroppo, tanta parte dell’opinione pubblica e della politica, proseguono in un cieco pacifismo. I più «consapevoli» dei rischi disquisiscono di armi difensive e offensive. Un cauto sì alle prime, un netto no alle seconde. Resta un problema, quando si è attaccati non basta difendersi, bisogna anche combattere l’avversario, se non altro per compromettere il suo sforzo bellico.
Divisioni e debolezze sono le criticità europee sulle quali conta Putin. Per ora ci manda droni disarmati e per una breve visita. Se divisioni e debolezza non sapremo scrollarcele di dosso, tra non molto quelle visite potranno assumere tutt’altro tono.
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