Opinioni

La casa di tutti, nessuno escluso

Contiamo di essere un giornale di provincia ma non provinciale, che risponde a un'idea e non ad un'ideologia
Passaggio di testimone: Giorgio Bardaglio succede a Nunzia Vallini
Passaggio di testimone: Giorgio Bardaglio succede a Nunzia Vallini

Un avvicendamento dolce, il nostro, come è giusto avvenga nelle aziende serie, con un mandato di fiducia ricevuto dai componenti del consiglio di amministrazione della società che è «Editoriale» nel senso più pieno, alto, una testata indipendente che nel panorama italiano rappresenta un «unicum».

Il grazie, nei loro confronti, è sincero, cristallino, così come lo è per voi, lettrici e lettori, che ho imparato a conoscere dalla porta di servizio, da quella pagina delle lettere che è un ulteriore elemento qualificante del nostro quotidiano, presidio di libertà che lo rende «vostro» nei fatti e non a parole soltanto.

Per questo non perdo tempo nel presentarmi. L’essenza della persona che sono sta tutta lì, nelle decine di centinaia di risposte pubblicate, nel filo cucito ogni giorno a punto e croce, fatto di relazione, una spoletta continua andata e ritorno.

Piuttosto mi preme ribadire l’aderenza convinta al manifesto fondativo del Giornale, il «seguire con cura quotidiana e competenza la vita della città e della provincia, promuovendo progresso e coesione e dedicando attenzione alle persone più fragili». Una dichiarazione d’intenti che contiene il nocciolo di una convinzione profonda: una testata locale o racconta il gramo e insieme il buono di uno spicchio di mondo, oppure è «hevel», poco più di nulla, un soffio, il vapore che esce dalla bocca nelle mattine d’inverno.

Di mio aggiungo che in un tempo in cui miete attenzione chi urla, chi sbraita, chi fa rumore, abbiamo più che mai il dovere di remare controcorrente. La nostra logica non può essere la contrapposizione a prescindere e neppure l’appiattimento, il pensiero unico. Un quotidiano come il nostro, che risponde a un'idea e non ad un'ideologia, che non parteggia a prescindere, bensì presidia un confine politico e culturale ampio, ha il dovere di rifuggire il banale dando valore alla pluralità, alla diversità di opinione, persino alla possibilità di conflitto.

La moderazione e la volontà ostinata di comprendere le ragioni degli altri, che sentiamo come vocazione, non vogliamo in nessun modo si traduca in tiepidezza, pallore, cielo grigio.

È a partire da queste premesse che confidiamo di riuscire a mantenere ciò che il GdB è stato ed è tuttora: una casa, la nostra casa, di tutti, nessuno escluso.

Auspicando di allargarne sempre più il perimetro, consapevoli che al giorno d’oggi non vendiamo notizie, bensì proponiamo completezza di informazione e rappresentiamo un’identità, l’appartenenza a quel luogo che è il mondo e nel mondo l’Europa e nell’Europa l’Italia e nell’Italia Brescia e la provincia che c’è attorno.

Con questo stile contiamo di essere un giornale di provincia ma non provinciale. Anzi, «il meno provinciale dei giornali locali», come un collega milanese ci ha descritto il Giornale di Brescia quando siamo arrivati qui. La cifra distintiva di una storia e l’obiettivo che ci prefiggiamo in redazione, ogni giorno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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