L’economia italiana frena, ma pesano mercati incerti e paure

L’analisi della Cisl sull’andamento delle diverse forze di flessibilità e sulle forme di ammortizzazione sociale presenta alcuni spunti interessanti
Alcune banconote
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L’analisi svolta dalla Cisl sull’andamento delle diverse forze di flessibilità che il sistema economico italiano utilizza per realizzare forme di ammortizzazione sociale (cassa integrazione guadagni e cassa straordinaria) presenta alcuni spunti interessanti che vanno analizzati avendo cura di non limitarsi esclusivamente al dato quantitativo.

Vediamo, comunque, i dati macro per i primi 9 mesi dell’anno in corso che, rapportati con lo stesso periodo del 2024, ci dicono come per la somma degli ammortizzatori si registra un +18,9%, per l’Italia, +6,8 per la Lombardia e +21,3 per Brescia.

Associando questi dati alle previsioni per l’intero 2025, si confermano incrementi nello stesso ordine di idee. Come detto i numeri vanno «relativizzati» e contestualizzati anche attraverso una loro lettura per un arco di tempo più ampio. Seguendo questo percorso possiamo sottolineare come, secondo i dati ufficiali dell’Inps per tutti i tre ambiti territoriali a cui si riferisce la ricerca, i trend degli ultimi anni, hanno avuto un’evoluzione analoga: picco nel 2020, mantenimento di un numero di ore alto nell’anno successivo, calo importante nel 2022, stabilità con leggera diminuzione nel corso del 2023 e poi crescita importante nei due anni successivi.

Se escludiamo gli anni della pandemia, dove gli ammortizzatori hanno agito su tutto il sistema economico nazionale, i dati che storicamente si registrano sono legati alle caratteristiche socio-economiche dei nostri territori. Conseguentemente è evidente che, di questi tempi, l’area lombarda ed in particolare Brescia (che rimane la provincia a maggior presenza di industrie del settore metalmeccanico e metallurgico) finiscano con il pagare il maggiore contributo in termini di contrazione delle ore lavorate e, laddove possibile, al ricorso alla Cig o alla Cigs.

Andando oltre ai dati sui quali si è concentrata la ricerca, va sottolineato che i settori dei servizi e del turismo registrano aumenti ancora più rilevanti nel ricorso alle diverse forme di ammortizzazione, dimostrando che anche per il terziario stiamo attraversando un periodo di sofferenza. Come detto sono dati da valutare con attenzione per evitare di cadere in qualche trappola statistica o finire con l’enfatizzare eccessivamente trend che, ancora, non posso essere definiti consolidati.

Qualche spunto possiamo trarlo se proviamo a confrontare il dato totale delle ore di lavoro effettivo con quelle per le quali si è autorizzata una forma di ammortizzazione. Per Brescia, ad esempio per il settore metalmeccanico, un dato che portasse ad un 20 milioni di ore «ammortizzate» per l’anno in corso (consolidando il trend dei primi 9 mesi) rimarrebbe intorno al 10% del totale stimato di ore lavorate, segno di un rallentamento produttivo, ma non tale da ridurre drasticamente il contributo del settore all’economia del territorio. Si tratterebbe di un dato che induce alla preoccupazione, abbondantemente anticipato da altri segnali che si susseguono da mesi, indotti da mercati e sistemi economici sempre più instabili.

Questi numeri sono generati da oggettivi elementi però non va mai dimenticato che l’economia non può essere solo interpretata attraverso elementi «razionali» dovendo fare i conti con aspettative, paure ed altri elementi più soggettivi che, in parte, si possono intravvedere anche in questo passaggio storico. In sostanza, il segnale va preso in considerazione senza sottovalutarlo o drammatizzarlo per ipotizzare soluzioni in grado di modificare il trend.

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